in bilico tra intimismo pascoliano e divismo romagnolo

Zio Lupo

Febbraio 21st, 2007 Posted in Hotel Boston, Libri, Memorie

L’Hotel Boston, prima della grande ristrutturazione del 2005, annoverava un imponente mobile ligneo di inizio secolo che dominava gran parte della Hall. Era la libreria per gli ospiti. Una presenza inusuale, quasi esotica, in un Hotel Cattolica che si immaginava frivolo e gaudente… Quella biblioteca divenne gradualmente un punto di riferimento per coloro che non disdegnavano il piacere sottile di una lettura sotto l’ombrellone. Una lettura che magari per una volta non offrisse i glutei impomatati di una procace velina alle prese con i paparazzi o le titaniche sofferenze del calciatore in convalescenza sorpreso in alto mare con uno stormo di scollate infermierine.
I titoli della bostoniana spaziavano dal giallo mondadori hard-boiled al feuilleton d’intrattenimento, dal volume divulgativo alle vecchie serie enciclopediche. E proprio in quest’ultima sezione vi erano alloggiati i Quindici, insuperato compagno d’infanzia di intere generazioni di quarantenni.
Il volume delle favole, quello dalla costa viola, era in effetti il più richiesto. Mamme disperate vi si rivolgevano come a un elisir miracoloso per espletare il rituale della nanna che in vacanza pareva far cilecca. Ma era un libro a doppio taglio. Se pescavi la favola sbagliata rischiavi l’effetto opposto, con il piccolo che ti guardava con occhi sbarrati e si rifiutava di dormire da solo. Alcune memorabili favole come “Zio Lupo” per esempio terminavano con una frustata:
“ahm che ti mangio! - E se la mangiò. E così Zio Lupo mangia sempre le bambine golose.”
Fine. Buonanotte caro. Buonanotte? Quale buonanotte? Zio Lupo era lì, acquattato nell’ombra, da qualche parte nella stanza. Quale caspita di buonanotte poteva essere?
Zio Lupo incarnò nella mia infanzia tutto ciò che di più pauroso poteva materializzarsi dal buio intorno al sonno:
“Quando fu notte e la bambina era già a letto, si sentì la voce dello Zio Lupo da fuori: - Adesso ti mangio! Sono vicino a casa! - Poi si sentì il passo vicino le tegole: - Adesso ti mangio! Sono sul tetto!…” etc. etc. con vari elementi architettonici valicati prima del fatale epilogo pappatorio.
Buon vecchio Zio Lupo, dovessi descriverti ora direi: coprofago per inganno, antropofago per nemesi.
Ah… Stai lontano dal mio tetto… (perfavore)

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