lunedì 29 ottobre 2007

Grandi Ustionati

Oggi mi tocca il Marco Polo di Misano Adriatico, devo banalmente sostituire il telecomando del TV (che manco a dirlo mi hanno dato sbagliato). Sento già addosso lo sguardo vacuo e sardonico del commesso mentre mi sciorina un rotolare di pupille e uno spartito di grugniti pleistocenici.
Arrivo trafelato nel reparto Grandi Ustionati come sadicamente lo definisco, vale a dire il reparto dei tizi che si incollano ore davanti a un TV soppesando variazioni di micron all'interno della ionosfera e crepitare di plancton sotto forma di serici pixel annotando meticolosamente ogni tenue dato alla luce di una foga tassonomica da alunno con quadernetto e matita tra i denti.
Regolarmente questi tizi segregano i commessi (e i loro grugniti) in una gabbia di domande infarcite di termini quali vertical banding, pixel shading, omar sharif. Una dura prova per le pupille vacue e i grugniti di interiezione dell'inserviente. La scena si sviluppa così:

Attori:
- grande ustionato (GU): un tizio che si deve comprare un TV e si è iscritto a quattro o cinque università per documentarsi in materia
- commesso Marco Polo (MP): un secondo tizio che emette grugniti pleistocenici e ha pupille prensili
- io (IO), lo sfigato di turno ai margini di una conversazione ioneschiana

IO - Mi scusi, potrei solo...?
GU - (alzando la voce) come ti dicevo, è più di un anno che sto studiando il fenomeno della polarizzazione dei colori all'interno di un particolare spettro di colore e mi sono convinto...
MP - ARDFHYUYHGUUUUHM (grugnito con intonazione vagamente gaddiana)
GU - e poi questo pannello di tredicesima generazione non convince, direi che è addirittura grossolana l'impostazione del pixel shading
Vladimiro - (sbadiglia) Questi tuoi discorsi mi importunano non poco e con tutte le tue ciance mi hai fatto perder il filo del discorso...
Estragone - (punto sul vivo) Ma sentitelo, come se non sapesse che siamo qui ad attendere il suo amico ritardatario e intanto l'umidità ci penetra nelle ossa sotto forme di invisibili stille, un esercito nell'ombra di cui nulla o nessuno può arrestarne l'avanzata.
VL - Già come se fosse facile predisporre un alveo, recintarlo per bene e poi incanalarci dentro tutte le particelle liquorose che volteggiano libere nell'aria.
ES - E dire che te ne intendi tu di prigione e cattività, mio buon amico, se non sbaglio.
VL - (facendo finta di niente) Una volta ho costruito una trappola perfetta per le rane, accidenti era così perfetta e tremenda e subdola che quasi quasi ci cascavo io stesso, il creatore. E ne ho prese di rane con quell'arnese, certe scorpacciate che non ti dico...
ES - Ci risiamo, vorresti imbrigliare tutte le mie argomentazioni filosofiche sottomettendole ai tuoi bassi istinti primordiali, come fango sotto gli scarponi dopo una serata a sguazzare nei campi di riso.
VL - Ma quasi mi dimenticavo! Sai venendo qui chi ti ho incontrato?
ES - Questa è una domanda retorica?
VL - Certo.
ES - Bene, allora perchè attendi una mia risposta che non arriverà mai? Si suppone che nel contesto della frase tu ponga una domanda retorica e IMMEDIATAMENTE dopo fornisca la lecita risposta al quesito.
VL - Sai qual è il tuo problema?
ES - Attenzione a disporre troppe domande retoriche, eccone un'altra!
VL - Tu... tu sei maledettamente pignolo, il tuo furore tassonomico ti travolgerà, te lo garantisco.
ES - Intanto siamo al punto di prima.
VL - Cioè?
ES - Cioè siamo da capo, questo tuo bislacco incedere oratorio non ha portato nulla di buono, nulla di tangibile (come sempre) e ci ritroviamo semanticamente con un pugno di mosche...
VL - Sentimi bene caro il mio signor Retore, io non ho certo la puntigliosità di vocaboli che tu possiedi, ma...
ES - La "puntigliosità di vocaboli"? Oh bella, siamo allo sproloquio...
VL - Questo cielo stellato mi è testimone la mia pazienza con te non durerà in eterno e voglia Dio che...
ES - A proposito di Dio, mio suscettibile compagno, che ne dici di quella conformazione lassù, quella luminescente massa di stelle che pare trapuntata secondo un imperscrutabile disegno...
VL - Quale, quale? Quella là?
ES - Sì, esatto. Hai notato come rifulga di una luce plumbea e spettrale rispetto al resto del firmamento? Sembra quasi...
VL - Un viso stampato nella notte!
ES - Direi piuttosto...
VL - Un vecchio aratro, lasciato andare in malora!
ES - Perdinci fammi spiegare!
VL - Ecco, ecco! Ci sono! E' un messaggio del nostro amico, ci dice che sta arrivando, sono parole scritte con la forze del pensiero, ha unito stelle e galassie per premura verso di noi!
ES - Tu sei da legare! Stavo dicendoti che...
VL- Sì?
ES - Con le tue dannate panzane mi hai di nuovo rivoltato il cervello... Non mi ricordo più a che punto eravamo...

Fuori un cielo senza luce trattiene un mantello di pioggia.
Stringo in tasca il telecomando inservibile.
Sorrido come solo ai vinti e agli invisibili è concesso sorridere.

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2 Commenti:

Alle 6 novembre 2007 12.31 , Anonymous Stefano B. ha detto...

Questo post è fantastico. Ho approfittato per leggerne anche altri.
Scrivi davvero bene, sei originale, (direi quasi geniale nell'uso dei due piani: reale e surreale), ti faccio i miei personali complimenti, penso che dovresti seriamente pensare a pubblicare qualcosa (te lo dice uno del ramo).

Ciao
Stefano

 
Alle 8 novembre 2007 17.21 , Blogger Boedus ha detto...

Ti ringrazio per le parole d'apprezzamento.
Toglimi una curiosità...
Sei uno scrittore e ti chiami Stefano, sei forse Stefano Benni? Se così fosse presenta i miei omaggi a Donna Inge :-)))))

 

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