Sabato 9 aprile 2011 debutterà alla Rocca di Montefiore presso l’incantevole paesino di Montefiore Conca la mostra “Al Mare”. Si tratta di una raccolta di poesie di Giuseppe Vanni accompagnate da una serie di fotografie di Gabriele Nastro e Stefano Micheli. La mostra sarà visitabile sabato e festivi con i seguenti orari: 10.30 – 13.00 e 14.00 – 18.00. Si tratta indubbiamente di una ghiotta occasione di saggiare con mano l’aereo spleen di un poeta locale in sinergia icastica con i ritratti di due promettenti fotografi. Il nostro consiglio ovviamente è di non mancare. Di seguito pubblichiamo una recensione di Claudia Rubbini sulla raccolta di poesie del Vanni.

La raccolta è evocativa fin dal titolo: Al mare può significare infatti un’ambientazione oppure una dedica. Del resto per chi, come Giuseppe Vanni, è nato in Riviera, il mare è un elemento connaturato, quasi ancestrale: un luogo che è a un tempo partecipe compagno di viaggio e cornice silenziosa dell’esistenza. Ed ecco, in questi suggestivi abbinamenti di parole e immagini – realizzate in collaborazione con Valerio De Nicolò (elaborazione grafica), Stefano Micheli e Gabriele Nastro (fotografie) – il mare farsi ora sfondo ora protagonista, ora testimone di sogni infranti ora ispiratore di domande inascoltate.

Ma cos’è in definitiva questo mare che, in ogni immagine e in ogni verso, prorompe, illanguidisce, respinge, accoglie? Il richiamo ineludibile è quello dell’inconscio, quel mare che ci nuota dentro, sede atavica di emozioni e paure, simboli e desideri dell’uomo. Non a caso il tema che permea tutta l’opera coincide con la paura più radicata nella psiche dell’essere umano appena venuto al mondo: l’abbandono, qui declinato in tutte le sue versioni. Non solo, quindi, la fine di un amore, presenza-assenza sempre trascolorata nel ricordo, ma anche la spiaggia che giace abbandonata dopo i bagordi vacanzieri, solcata solo da rare presenze; o, infine, la decadenza dei luoghi ormai desueti che hanno segnato le estati d’antan.

La sensazione dominante, allora, non può che essere la solitudine, sia quella malinconica dell’autunno in cui tutto tramonta, sia quella della stagione fredda che riverbera nell’animo il rigore climatico, sia quella, non meno pesante, dell’estate, sempre rappresentata nell’ora più calda, quella del mezzogiorno e della fuga in hotel per onorare la pensione completa.
In questo “mare” di Giuseppe Vanni, insomma, si concentra tutta la natura bipolare di chi al mare ci vive, e la cui anima è – da sempre – divisa in due: un eterno dibattersi fra luce ed ombra, vita e morte, garbino e burrasca. Alta e bassa stagione. (Claudia Rubbini)

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