martedì 4 marzo 2008

La valorizzazione della Foce del Conca

Al via il primo progetto pilota GIZC della Provincia di Rimini - la valorizzazione della Foce del Conca : una risorsa naturale e turistica .

Il 10 marzo prende l'avvio la prima azione sperimentale della Provincia di Rimini nell'ambito del Programma di Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC). Il progetto è stato individuato dalla Provincia di Rimini quale prima azione sperimentale nell'ambito del Programma di Gestione Integrata delle Zone Costiere, dopo che la Provincia ed i Comuni costieri hanno deliberato l'approvazione delle Linee Guida del GIZC, così come richiesto dalla Regione Emilia-Romagna. Gli interventi contemplati dal progetto sono finalizzati alla riqualificazione della foce del fiume Conca che ha come area di intervento il fiume Conca, la spiaggia intorno alla sua foce e la zona di mare antistante, un'area questa ricompresa nei Comuni di Cattolica, Misano Adriatico e San Giovanni in Marignano. In occasione dell'avvio del progetto, martedì 11 marzo, alle ore 15, presso la Sala Libeccio dell'Acquario di Cattolica le Navi (Piazzale delle Nazioni 1/a) si terrà un convegno di presentazione del progetto. Oltre all'illustrazione delle finalità dell'intervento e della presentazione generale delle azioni previste, verrà riproposto il percorso che ha portato alla definizione di questa nuova strategia di gestione delle zone costiere, concepita e promossa dall'Unione Europea .

Per il recupero di quest'area, che riveste una peculiare importanza sia da un punto di vista ambientale che turistico per i Comuni di Cattolica e di Misano, sono previste diverse azioni tra cui l'inserimento di verde pubblico, la creazione di percorsi pedonali ed il ripristino della pista ciclabile, la creazione di passerelle di attraversamento del fiume, il ripristino di fasce ecotonali riparie, alcuni interventi a mare e la creazione di un parco marino.

consulta pdf del progetto

per info:
Claudia Berretta
Segreteria Assessorato Ambiente
Provincia di Rimini
Via Dario Campana, 64
47900 Rimini
tel. 0541 716297
fax 0541 716296
c.berretta@provincia.rimini.it
ambiente.provincia.rimini.it (dimensione 1,8 m)

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sabato 1 marzo 2008

XXXIV Premio Gran Giallo Città di Cattolica




Cattolica si tingerà di giallo alla fine del mese di giugno 2008; è giunta alla 34a edizione il Premio Gran Giallo Città di Cattolica, il concorso letterario promosso dalla Dott.ssa Simonetta Salvetti, responsabile dell'Ufficio Cinema-Teatro Istituzione Culturale della Regina del Comune di Cattolica, in collaborazione con la Casa editrice Mondadori e con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna e della Provincia di Rimini.

Il sogno di coloro a cui piace scrivere è diventare un giorno scrittori, avere un contratto con una nota casa editoriale, che permetta loro di avere il proprio nome immortalato nella copertina di un libro.

Il tempo per scrivere, quando si diventa blogger professionisti, scarseggia al ritmo incessante delle lancette di un orologio svizzero; meramente pleonatisco il voltarsi indietro, scorgere castelli di sabbia o sfavillanti reggie sono spesso l'indice di contatti più o meno fortunati. L'autore di per se è nulla senza pubblico che lo innalzi a leggenda,
usare il verbo con la potenza di un Profeta è lo strumento dei letterati che si distinguono nella coltre nube di caratteri in nero entro uno sfondo bianco.

Chi volesse cimentarsi nella stesura del miglior racconto o testo teatrale giallo e del mistero, inedito e di ambientazione rigorosamente italiana deve attenersi al sottostante bando di concorso:

1. Il concorso è aperto a tutti i cittadini europei.

2. Le opere dovranno essere inedite (non è esclusa la partecipazione o segnalazione ad altri concorsi, ma le opere non devono essere state mai pubblicate, neanche on-line), in lingua italiana e avere una lunghezza massima di 20 cartelle dattiloscritte (cartella tipo: 35 righe, 55 battute per un massimo di 2000 battute).

3.Si può partecipare con un solo elaborato.

4. I racconti dovranno pervenire in 9 copie e corredati di floppy disk o cd (i concorrenti dovranno indicare chiaramente le proprie generalità con indirizzo e recapito telefonico) a:

XXXIV Premio “Gran Giallo Città di Cattolica”
Sezione letteraria
Ufficio Cinema - Teatro
P.zza della Repubblica, 1
47841 Cattolica (RN)

entro e non oltre (indipendentemente dal timbro postale) il 16 maggio 2008.

5. Gli elaborati non saranno restituiti e l'organizzazione si riserva il diritto di utilizzarli nelle varie manifestazioni, rassegne e/o altri concorsi collegati al Premio.

6. La giuria composta da: Mario Guaraldi, Luciana Leoni, Igor Longo, Carlo Lucarelli, Valerio Massimo Manfredi, Marinella Manicardi, Andrea G. Pinketts, selezionerà il racconto vincitore che verrà pubblicato nella collana Il Giallo Mondadori.

7. Il testo vincitore godrà inoltre di una drammatizzazione teatrale a cura del Teatro della Regina di Cattolica (se in forma originaria di racconto) o di una vera e propria messa in scena (se in forma originaria di copione teatrale) e sarà presentato al pubblico in occasione della cerimonia ufficiale di premiazione che si prevede alla fine di giugno 2008.

La Dott.ssa Simonetta Salvetti può essere contatta al numero di telefono 0541.968214-833528, fax 0541-830565 e-mail: teatro@cattolica.net

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martedì 20 novembre 2007

Torna Melodica con Battiti Jazz

Finalmente - e lo dico a nome di tutti gli appassionati romagnoli di questa musica - torna Melodica con le sue rassegne di Jazz e contaminazioni varie. Contaminazioni che spaziano dal dibattito alla serata degustazione vini al buffet all'arma bianca. L'importante è che questi fanciulli tengano ben fermo al centro di tutto questo turbinio contaminativo il jazz nudo e crudo. La cosa non sembra comunque in discussione, vista la grande passione di Mauro Drudi- uno dei fondatori di Melodica - per questa musica.
Dunque si riparte con una nuova stagione. Quest'anno è la volta di "Battiti Jazz", una rassegna che si terrà nientemeno che al rinato Cinema Astra di Misano Adriatico, una sorta di Fenice Romagnola ante litteram. Il cinema è infatti stato rimodernato per ospitare questo tipo di manifestazioni.
Si parte Sabato 24 novembre con Salvatore Bonafede accompagnato da Vito Di Modugno, dal fratello Pinoe dalla sezione ritmica degli High Five di Fabrizio Bosso.Un gruppo interessante che non bisogna lasciarsi sfuggire.
Di seguito il comunicato di Melodica con le notizie relative al primo concerto:

Dopo una pausa ingiustificabile Melodica torna finalmente a offrirvi della buona musica e lo fa in una cornice del tutto nuova. La collaborazione con Effetto Notte ha dato vita a Battiti Jazz aprendo le porte del cinema Astra di Misano Adriatico, sala dall'ottima acustica che si presenta in una veste nuova e del tutto particolare: in platea infatti le rigide file di sedute cinematografiche lasciano spazio a sedie, tavoli e abat-jour, poltroncine basse per le primissime file e spazio buffet. E così sabato 24 novembre il cinema Astra sarà un cinema, un teatro, un auditorium ma anche un locale in cui bere, parlare e alla fine mangiare tutti assieme, la fine di una serata che comincia con un aperitivo durante un breve DJazz set, continua con il concerto del trio sperimentale formato da Diego Cofone, già vincitore del premio 'Iceberg', al pianoforte e alle ance, Lucio Corenzi al contrabbasso e Chris Iemulo alla chitarra, trio che scalderà il palco per il quintetto di Salvatore Bonafede, straordinario pianista e compositore, accompagnato da Vito Di Modugno all'organo Hammond, Pino Di Modugno alla fisarmonica, e dalla base ritmica degli High Five di Fabrizio Bosso, e cioé Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria. La serata finirà come anticipato con un buffet gratuito e una Jam Session alla quale tutti i musicisti sono invitati a partecipare. Il costo del biglietto è di 15.00 euro e comprende, oltre all'aperitivo iniziale e al buffet, il tesseramento per il 2008. Sperando in un vero e proprio assalto del pubblico, vi indichiamo il numero di telefono di Battiti Jazz: per informazioni e prenotazioni Michele - 3491021902.


MELODICA ass.cul.pop in collaborazione con EFFETTO NOTTE

BATTITI JAZZ
sabato 24 novembre 2007
20.00
aperitivo+DJazz set
21.00
TRIO CASOMAI
22.00
SALVATORE BONAFEDE QUINTET

a seguire Jam Session + Buffet

CINEMA ASTRA
via D'annunzio 20 - Misano Adriatico - RN
ingresso: 15.00 euro
informazioni e prenotazioni: Michele - 3491021902

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sabato 17 novembre 2007

Kind of Blue

Da un sole che non vedevo, sul campanile, sulla chiesa e sul muro bianco di cinta cadeva una luce appena dorata: Dentro a questa luce tutte le cose liberate dalla loro pesantezza, quasi svuotate da ogni materialità, parevano mescolarsi e sollevarsi insieme. Scende sulla terra il vuoto dei cieli o su di noi si spalanca la miglior vita? Questo non sapevo, che il mondo muore a ogni morte di un uomo.

Il vinile gira. Il giradischi ha ripreso a funzionare dopo 6 mesi di inattività. Ne avevo scordato il placido tramestio della cinghia e della puleggia mentre conferiscono al piatto un moto rotatorio prestabilito. La puntina piomba su Kind of Blue con una certa discrezione, un piccolo toc, poi il silenzio, poi la musica.
Passeggio per le strade arabescate di foglie. Viale Carducci sembra sospesa, privata per un attimo di luce, un filamento svuotato di ogni significato. Le foglie si accartocciano con un cric croc mentre le calpesto. Non incontro nessuno. Sono solo. Ripenso al terzo brano di Kind of Blue, un pezzo che s'intitola Blue in Green: Bill Evans sfiora un paio di accordi poi Miles si avviluppa al refrain, un lungo interminabile sospiro in sordina. Il cielo precipita in un grigio ghiaccio, portato da un vento secco e freddo.
Cerco d'immaginare la tua morte, "il mondo muore a ogni morte di un uomo". Perdo di vista le ultime case, il circolo leggero dei gabbiani, il cielo è più che mai plumbeo.
Miles...

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domenica 15 luglio 2007

Autobus fantasma

Ieri mattina si ferma un torpedone che pareva sputato dai mitici anni 50. Un collasso di lamiere e linee podaliche che piano piano si accosta al marciapiede e con un tremendo sferragliare, come un vecchio catarroso, eccolo spossato concludere la sua corsa e con l'ultimo briciolo d'energia aprire le porte per vomitare i passeggeri.
Seduto in terrazza seguivo incuriosito la scena domandandomi un po' tutto e un po' niente. Dopo alcuni eterni minuti ecco sbucare l'autista, o un surrogato di tale figura. Un uomo di una grassezza infinita, completamente madido di sudore, con lo sguardo da bimbo smarrito in un recinto di cani feroci.
L'autobus rimane lì, senza fare un fiato, tutto concentrato nel recuperare le forze per chissà quale impresa. L'autista appioppa un calcetto al pneumatico, quasi a sincerarsi della sua consistenza materica e della sua giustificazione spaziale. Guarda con aria triste l'enorme vano bagagli che divora metà facciata del veicolo e che probabilmente attende di essere aperto da mano solerte e possibilmente scevra di pinguedine. La ruggine ricopre ogni singolo atomo di carrozzeria, la targa risulta illeggibile dallo sporco accumulato, i finestrini oscurati da tende sdrucite e logore che non lasciano trasparire nulla.
L'uomo si gratta la testa e si guarda in giro, poi con una velocità insolita per un uomo della sua stazza, esegue qualche timido esercizio di stretching. Un bizzarro esercizio di stile ginnastico di cui mi accorgo essere l'unico incauto beneficiario, io vorrei, ma non posso alzarmi. Mi balenano immagini di Trabant e muri diroccati, vecchie signore che confezionano pizzi e merletti in cucinotti di mezzo metro quadrato. Mi vengono in mente i genitori di Alex, di Arancia Meccanica, e il loro soggiorno lisergico e arrampicato su fantasie bruciate.
Dall'autobus non scende nessuno e comincio a sospettare che sia vuoto, in attesa di passeggeri da caricare, ma no, ecco improvvisa una mano raggrinzita scostare per un attimo un lembo di tenda e subito baluginare due occhi da gatto, verdi e piccoli, profondi come il tempo, indecifrabili, invisibili ai più. Mi guardo intorno, non c'è nessuno sulla terrazza del mio hotel, Cattolica stessa è deserta e pare nascosta, rintanata in chissà quale pertugio.
Per un lungo terribile istante ho la netta sensazione che siamo soli, io e l'autista, in un mondo di cartone, senza più anime nè parole, soli con la solitudine dei dannati che attendono in eterno una ricompensa che non verrà.

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domenica 8 luglio 2007

Il premio alla spiaggia ecologica di Cattolica


Dopo l'assegnazione della bandiera blu Cattolica ha un altro fregio d'appuntarsi al petto per questa estate 2007. Si tratta del conferimento della bandiera blu anche a una singola struttura balneare. Il prestigioso riconoscimento attribuito dalla FEE è andato allo stabilimento cattolichino Alta Marea Beach Village. Questo riconoscimento suona ancora più prestigioso se si pensa che con quella di Cattolica ne sono state assegnate soltanto altre cinque in tutta Italia ad altrettanti stabilimenti balneari.
L'Alta Marea ha da tempo messo in atto una politica di servizi innovativi che ne hanno fatto un modello ecologico esemplare, grazie alla politica di sostenibilità ambientale intrapresa in questi anni e dalla gestione attenta e sensibile al riciclo delle acque delle docce, da riutilizzare dopo un processo di decantazione e depurazione per l’irrigazione delle aree verdi e gli scarichi w.c., oltre all’uso di energia elettrica pulita prodotta all’interno grazie a pannelli fotovoltaici e al riscaldamento dell’acqua delle docce attraverso pannelli solari.
Per patrocinare l'evento si sono riuniti martedì 26 giugno alle 17.00 all'Alta Marea Beach Village il segretario della Fee Claudio Mazza, insieme al sindaco di Cattolica Pietro Pazzaglini e al comandante della capitaneria di porto Antonino Giannetto (vedi foto iniziale), che ha materialmente trasportato il vessillo consegnandolo ai titolari dello stabilimento balneare con un teatrale arrivo dal mare, come si conviene ad un uomo di mare.
Complimenti ai ragazzi dell'Alta Marea per questo grande traguardo, insieme a loro vincono tutte le strutture turistiche di Cattolica, che di anno in anno s'ingegnano e si scervellano per offrire sempre nuovi migliorati servizi ai propri fortunati clienti.

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lunedì 11 giugno 2007

Il loop dell'Albergatore

Mi è mancato questo blog. Una settimana che non posto ed è un malessere fisico quello che mi riporta a scrivere qui, una sorta di dilaniante crisi d'astinenza cui credo non vi sia rimedio se non il postare.
Già ma postare su cosa? Da quando ho riaperto l'hotel ed è iniziato il grande afflusso di vacanzieri i miei tempi si sono ridotti all'osso e non ho più tempo, ahimè, per curiosare in ogni remoto angolo di Cattolica. Come ogni estate mi rintano in questo microcosmo fatto di orari scanditi dai 3 grandi assiomi giornalieri: la colazione, il pranzo e la cena. Questi sono i 3 cardini intorno a cui ruota la mia realtà, una sorta di matrix in candeggina. Mi sono reso conto di una cosa. Ogni santa giornata è imperniata su come nutrire i miei ospiti. Quale cibo e in che misura.
E' un collasso di orizzonti, di distanze percorribili. Il cibo invade ogni recesso speculativo, ogni fragile anfratto teoretico. E il cibo è nient'altro che l'eterna rincorsa del "come procacciarselo". S'attorcigliano i metri intorno a me. I miei passi tornano ogni minuto su se stessi, calcando lo stesso percorso, a ritroso, negli stessi identici istanti di ieri, di un anno fa, in un circolo vizioso che potremmo definire "il loop dell'albergatore".
Eppure l'hotel è un piccolo acquario affascinante, ha i suoi tesori nascosti, le sue porticine incastonate tra i coralli e a saperle aprire ci si ritrova in una culla di morbida eternità. Come passare il cordless con la telefonata della figlia di una coppia di svizzeri che, dopo l'ennesimo tentativo, annunciava trionfalmente di avere superato l'esame per la patente con annesso boato di gioia della genitrice fonoparlante. O l'eburnea insalata di radicchio che stilla una goccia di rorido umore soltanto per te, nell'attimo stesso in cui replica ogni tenue minuscola foglia corteggiando una bresaola paonazza in un surrogato di letto trentino. O l'amico Corvo, piovuto a far due chiacchere tra l'aperitivo e la cena, che non sa resistere al richiamo di un pallido lombrico nel vaso dei gerani e mitraglia via un grido di terra e radici sulla mattonella appena ramazzata. O ancora l'Ernesto che rincasa da spiaggia con la ciabatta distrutta dall'ennesima partita di bocce e di sabbia spesa nel vuoto di una folata di garbino.
Cosa poter scrivere ancora? Mastico questa tastiera mentre fuori ruggisce un afrore di mille estati cattolichine e il loop dell'albergatore stringe cervello e cuore.
L'estate, i suoi ripidi inganni.
Siamo solo operatori turistici in un algoritmo che ci sovrasta.

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lunedì 4 giugno 2007

Un gesto naturale


"Mi guardo dal di fuori come fossimo due persone
osservo la mia mano che si muove, la sua decisione
da fuori vedo chiaro, quel gesto non è vero
e sento che in quel movimento io non c’ero."

Un corpo è una macchina perfetta, una mirabile sintesi di arti e organi, ognuno teso a preservare e far vivere l'entità ospitante.
La città è quel corpo. I cittadini: uomini, donne, bambini sono un'unica imponente massa magmatica che si modella e cambia forma a seconda del recipiente che la ospita. I cittadini sono i suoi atomi, le filiformi fibre muscolari, i recettori nervosi che sovrintendono i movimenti e fanno viaggiare i velocissimi pensieri. I cittadini fanno vivere la città, la difendono e la preservano.
Un tale esercito non si divide in corporazioni, non si prende cura del proprio orticello, ma al contrario antepone il bene comune ai problemi personali, ha a cuore la cosa pubblica e fa fronte alle avversità in maniera democratica e collegiale per mezzo di rappresentanti eletti espressamente a tali fini.
Ora torniamo in Italia, a Cattolica. nel 2007. Stracciamo il velo retorico di questa patetica metafora e mostriamoci per quel che siamo. Vediamo bene come tutto ciò sia una mera Utopia e il "bene comune", il "senso civico", il "benessere collettivo" lo gettiamo volentieri alle ortiche tuffandoci voluttuosamente nel microcosmo di minuscoli egoismi che costellano la vita di un uomo, di tutti noi. E tanti saluti a Platone e Tommaso Moro, e a tutti quei pensatori che hanno cercato di instillarci un senso civico che non avremo mai.
Eppure, a volte, ci piace pensare, ipocritamente, che la città sia davvero un unico corpo e che i suoi cittadini davvero si sentano parte di questo corpo. Questo a prescindere da come stiano realmente le cose.
Il sommo poeta Gaber cantava: "osservo la mia mano che si muove... e sento che in quel movimento io non c'ero". A volte questa sensazione di non appartenenza, di estraneità, la viviamo osservando come evolve la nostra città intorno a noi. Come se il nostro corpo si muovesse senza la nostra volontà.
Un caso simile personalmente lo sto vivendo per il Porto. Amo la mia città e amo come è stata gestita e portata avanti, tra qualche errore e molte scelte vincenti, dalle varie amministrazioni che mi hanno fatto sentire ben rappresentato e alcune volto persino orgoglioso. E non penso solo a Micucci, ma anche a Pazzaglini, che si è dovuto destreggiare tra i flutti di una situazione economica disastrosa, operando scelte coraggiose.
Domenica scorsa ero al Porto, ho incontrato i rappresentanti della Lista Arcobaleno che protestavano contro la cementificazione del Porto di Cattolica. Erano in verità pochi sparuti dimostranti, in un'assolata giornata domenicale che invogliava più a gettarsi tra i flutti dell'Adriatico piuttosto che a marciare in un sit-in davanti a un cantiere. Ma questi signori sono ostinati e hanno protestato civilmente, direi pacatamente. Dai loro discorsi traspariva il loro amore per questa città. Mi hanno spiegato la situazione illustrandomi le loro ragioni e le loro richieste. Ma più di milioni di parole valeva quel che stava dinanzi a noi. All'orizzonte si stagliava infatti un manufatto in cemento armato che gettava la sua lunga ombra pomeridiana sulla banchina del porto oscurando le bitte e qualche pigro gabbiano alle prese con i piccoli segreti annidati nel proprio candido piumaggio. L'edificio pare che dovrà ospitare cinque chioschi trasformandoli in piccoli negozi (forse è il caso di parlare di loculi) con una sede definita e stabile. Il problema è che una tale opera nasconde completamente la vista del mare, come giustamente avvertiva Fabio Ronci in un suo post. Senza contare l'imponente struttura che campeggia oltre il manufatto, tra il ristorante "La Lampara" e la nuova darsena al confine con la spiaggia. Una struttura la cui destinazione rimane tuttora misteriosa.
Insomma farei un appello all'amministrazione di Cattolica, considerando la sua sensibilità in passato per le opinioni dei cittadini e per i servizi resi alla comunità, viste le oltre 2500 firme raccolte tra la cittadinanza, visto l'oggettivo arduo impatto naturalistico delle opere in corso: perchè non fare il punto della situazione in un consiglio comunale, dove poter spiegare le ragioni e i vantaggi dei lavori e poterne ridiscutere i parametri con i cittadini? Con serenità. Collegialmente. Personalmente sono convinto che tutto questo è stato fatto nell'interesse di Cattolica, ma perfavore qualcuno mi dipani l'ordito, così che anche io possa capire :-)
Sarebbe un bellissimo gesto naturale.

"Cerco un gesto, un gesto naturale
per essere sicuro che questo corpo è mio
cerco un gesto, un gesto naturale
intero come il nostro Io."

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mercoledì 30 maggio 2007

Le Origini di Cattolica

Ho appena terminato di leggere un volume di Lucia De Nicolò dal titolo "Cattolica, città del viaggiatore" edito da Edimond nel 2005. Un libro che mi ero sempre ripromesso di leggere e che era rimasto sullo scaffale per parecchio tempo prima di essere vivificato dalla lettura. E devo dire che Lucia De Nicolò, insigne storica cattolichina, ha intrapreso un viaggio ammaliante attraverso la tortuosa linea del tempo, ripercorrendo a ritroso le fasi storiche della formazione dell'abitato romagnolo. Un compendio sulla sua ( e sulla mia) città che mi ha lasciato con un piacevole retrogusto di piccole scoperte, di segreti sussurrati dietro i pesanti tendaggi della Storia e che in definitiva mi ha donato una nuova prospettiva con cui poter osservare il mio piccolo formicaio.
Il viaggio attraverso il passato prende inizio dagli albori dell'insediamento, da ciò che l'archeologia ci racconta della Cattolica romana attraverso una serie di reperti che attestano come Cattolica sia sorta quale luogo di sosta per i viaggiatori che percorrevano la via Flaminia e che necessitavano di una posta per i cavalli prima di raggiungere le terre ravennati, la citta di Ariminum (Rimini) o quella di Pisaurum (Pesaro). Quindi una vocazione per l'ospitalità che già era presente nello stadio embrionale e che contraddistinguerà tutta la storia del borgo romagnolo attraverso la ruota del tempo e dei cicli umani. Siamo nati per essere albergatori, questo è certo e storicamente comprovato.
Il passo che mi ha colpito di più è l'excursus sull'origine del toponimo "Cattolica" che riporto per intero, certo della sua pregnanza:
"Se non sussistono dubbi sulla fondazione del castrum Catholicae, avvenuta nel 1271, rimangono però irrisolti alcuni quesiti, non ultimo quello della scelta del nome attribuito a questo insediamento. Perché questo centro è stato chiamato Cattolica e non per esempio Castelnuovo o Borgonuovo, o simili, come è accaduto per altri centri di nuova creazione documentabili nell'età medievale? Gli storici dal Seicento in poi che si sono interessati alla storia di questo luogo non si sono posti il problema, limitandosi a riportare riguardo alla giustificazione del toponimo un passo tratto dagli Annali Ecclesiastici del cardinal Baronio, che lega le origini del castello e l'imposizione del nome ad un episodio avvenuto in occasione del concilio di Rimini del 359 d.C. Si racconta infatti che i vescovi cattolici in fuga da quel congresso avevano trovato ricovero e protezione in un villaggio costiero, al quale per questa ragione in seguito era stato dato il nome di Cattolica. Una lapide apocrifa collocata sulla facciata dell'antica chiesa di Sant'Apollinare nel 1637, per volere dell'allora Cardinal Legato Bernardino Spada, tramanda appunto questa leggenda che, pur priva di fondamenta, storici e viaggiatori hanno poi contribuito a rafforzare nel tempo e a diffondere: 'Nel 359, mentre era pontefice Massimo Liberio, sotto l'imperaore Costanzo, il mondo cristiano si faceva specie di essere ariano, dal momento che si sentiva ottenebrato dagli inganni degli eretici. Perciò 400 vescovi ortodossi, che erano approdati a questo lido per compiere i propri riti separatamente dagli ariani ed avevano accolto i cattolici in una comune assemblea, offrirono il pretesto,perché quello stesso villaggio venisse chiamato 'La Cattolica'. Il Cardinale Cesare Baronie, poi, nei suoi Annali Ecclesiastici spiegò la ragione di quel nome e narrò l'intero fatto. Il Cardinale Bernardino Spada, per illuminare i pellegrini devoti e per dare testimonianza del proprio affetto nei confronti delle sue terre, fece incidere il ricordo su questa lapide nell'anno 1637'.
Recenti studi però hanno suggerito una nuova e più concreta spiegazione storica in quanto viene considerata la valenza bizantina del termine 'cattolica', riferito appunto a beni territoriali di carattere pubblico rintracciabili nelle terre dell'Esarcato e della Pentapoli (Carile, 1987).
La fortuna del toponimo antico si deve però sostanzialmente agli arcivescovi di Ravenna, la cui giurisdizione, sostituitasi a quella del dominio bizantino, arrivava ad abbracciare anche vasti territori della bassa Romagna. Ad essi infatti si deve la decisione di connotare, alla fine del Duecento, con il nome di Cattolica il castrum sulla strada Flaminia in cui avrebbero potuto trovare asilo i profughi dei castelli di Focara che, in urto con i pesaresi, avevano chiesto di potersi trasferire con le loro famiglie al di fuori del governo di quella città. Per dare nome al nuovo insediamento venne infatti utilizzato un vocabolo già esistente, tramandato dal passato, che qualificava in quell'epoca il corso d'acqua, il rivus Catholice appunto, e insieme tutto il piano circostante (planus Catholicae) prescelto per la fondazione del nucleo abitativo. Il vocabolo 'cattolica', dal greco bizantino, risulterebbe dunque sinonimo di 'beni a carattere pubblicistico', in altri termini, luoghi di proprietà demaniale."
Il libro prosegue il suo cammino attraverso il tempo per approdare nel ventesimo secolo quando da semplice crocevia Cattolica attrae a sè una popolazione stanziale che si dedica alla pesca e alle attività marinare costruendo un'economia di base con la quale il paese acquista gradualmente solidità, grazie anche alla sua collocazione geografica strategica..
Il passo verso la balnearità, il turismo e la valorizzazione delle risorse naturali fu breve, e la Cattolica che tutti conosciamo si plasmò con la grazia di un piccolo fiore di magnolia: da minuscolo virgulto nel dopoguerra fino al meraviglioso fiore dei giorni nostri.

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sabato 26 maggio 2007

Astronauti e investigatori

Al posto dell'attuale Coop, a poca distanza dalla rotonda con la dicitura "benvenuti a Cattolica", sorgeva un tempo, verso gli inizi degli anni '70, una grande costruzione in disarmo: la vecchia fornace. Era un edificio abbandonato a se stesso, un immenso gigante privato di volontà senziente, coricatosi alle pendici del Monte Vici e mai più risvegliatosi.
Noi con la cristallina incoscienza dei bambini ci si andava a giocare, a immaginare storie, a costruirsi mondi paralleli. Eravamo il gruppetto dei 3 Marchi, gli astronauti dello spazio. La fornace mutava il suo aspetto: da fatiscente rudere diveniva avanzatissima astronave, molto spesso diretta su Plutone, con compiti esplorativi e scientifici, ma non si escludevano intenti colonialistici, dipendeva dal contesto narrativo. Uno dei 3 era un abile disegnatore, e si decise di eternare le avventure cosmiche in un fumetto con tiratura stimabile in nr. 1 copia, da far girare in classe, con molta attenzione e delicatezza. Il fumetto era ben fatto, ricordo che il Marco disegnatore, sfruttando la sua posizione strategica, riusciva sempre a mettersi in buona luce nella trama e spettava sempre a lui il colpo di grazia verso la temibile entità venusiana che infestava i condotti d'aerazione della navicella, o il primo passo sulla superficie vergine di un nuovo pianeta. Il secondo Marco era più orientato sui testi e si alternava con me al timone della sceneggiatura.
Più tardi superammo la fissa per lo spazio e con l'adolescenza arrivò il trip delle detective stories, e qui superammo noi stessi perchè fondammo una vera e propria Agenzia di Investigatori Privati (AIP) con sede nella mia attuale magione, la casa dei nonni, a quei tempi. Si organizzò tutto: un reparto operativo, un ufficio amministrativo con tanto di segretaria (Caterina, precettata in classe), equipaggiamento di prima scelta con lenti, bombette puzzolenti, schedari e taccuini. Approfittammo persino del ciclostile scolastico per stampare i nostri volantini pubblicitari coi quali invademmo le caselle postali di mezza Cattolica, recapitandoli a mano e dividendoci i vari quartieri. Naturalmente non si batteva chiodo e allora decisi di dare una mano al destino inventandomi qualche caso. L'AIP passò dunque dal caso del Diamante rubato a quello del Cagnolino scomparso, per sgominare infine una Banda di falsari che aveva il proprio quartier generale in un minigolf poco distante dalla sede AIP e che astutamente non si fece trovare durante l'irruzione.
Per celebrare i brillanti successi si tenne un grande ricevimento a cui furono invitati i compagni di scuola. Ricordo che per assecondare l'atmosfera di mistero avevamo organizzato trappole e sorprese, come nel percorso di un tunnel dell'orrore. Nel bel mezzo della festa però qualcuno pensò bene di dar fondo a tutto l'arsenale di bombe puzzolenti e dall'alone di mistero si passò al fetore irrespirabile con miserevole fallimento del ricevimento e di tutti i marchingegni che avevamo approntato.
Ancora oggi, quando racconto una favola a Elmore, e all'improvviso mi distraggo o mi perdo tra le pieghe della trama in divenire, lei mi intima imperiosamente "allora babbo?" e vedo i suoi occhi assetati di favola e poi un attimo dopo luccicare di fanciullesca e purissima gioia alla ripresa del racconto.
Allora rido con lei e ripenso a quei tempi, quando fui astronauta e poi investigatore, e avevo quegli stessi occhi assetati di favole, di spazio, di mistero, occhi che solo i bambini possono avere.

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mercoledì 23 maggio 2007

Il piccolo grande sax di Roberto

Ieri sera sul rutilante palcoscenico del Teatro della Regina di Cattolica si sono avvicendate molte delle giovani speranze cattolichine in ambito musicale. L'Accademia Musicale di Cattolica ha infatti indetto per tale serata (e per quella di stasera) l'esibizione pubblica dei propri studenti, i famigerati e temutissimi saggi.
L'atmosfera, sebbene immersa nella cornice diremmo così austera e istituzionale del teatro comunale, era fin troppo frizzante e positiva. Forse perchè il pubblico era composto in gran parte dai genitori degli allievi forse perchè la primavera gioca sempre gran brutti scherzi all'emotività della gente. Ad ogni modo ieri sera si esibiva il figlio del mio amico ed ex compagno di Liceo Giuseppe Masi, bagnino di Cattolica ed ex campione di windsurf. Giuseppe vanta infatti un titolo di vice campione mondiale, più trilioni di altri titoli nazionali ed internazionali che si affastellano sotto le spoglie di trofei, targhe e medaglie in mensole sempre più capienti.
Ma oggi non siamo qui per parlare di Giuseppe e delle sue tecniche segrete di bolina, siamo qui per parlare di suo figlio e del suo precocissimo estro musicale.
Roberto Masi ha appena 12 anni e porta al collo uno strumento che lo eguaglia quasi in altezza, un sax alto, già strumento in passato di tizi che rispondevano al nome di Charlie Parker, Cannonball Adderley, Ornette Coleman, Lee Konitz, Jackie McLean, Art Pepper. Una sfilza di nomi che per gran parte delle persone non significa nulla ma che per ogni jazzofilo significa l'Empireo della Musica, il Nirvana sonico degli strumenti a fiato. E Roberto, dall'alto dei suoi 12 anni, ama il Jazz, ma soprattutto ama suonare il jazz. Cosa che personalmente ha quasi dell'incredibile per me che sono amante di questa musica da tanti anni, e che vivo come una mosca bianca questa passione molto spesso ghettizzata dai gusti della gente e dagli orientamenti dei media. Figuratevi un ragazzino di 12 anni che deve rapportarsi con coetanei che celebrano le virtù poetiche di Eminem o il talento musicale di Jay-Z, magari facendo timidamente notare che un tizio chiamato Charlie Parker era un vero figo e, ehi, negli anni '50 ha incidentalmente cambiato il modo di fare musica di tutti quanti noi, sapete? Sì, anche di Eminem e Jay-z. Lascio a voi immaginare le risposte a cui potrebbe andare incontro il nostro jazzofilo implume.
Per questa sua tremenda precocità Roberto non può non richiamare alla mente un altro talento nostrano del sax, quel Francesco Cafiso, straordinario musicista, anch'egli talento precoce chiamato a suonare nientemeno che da Wynton Marsalis nel 2003 all'età di soli 14 anni nel tour europeo dell'artista statunitenese. E di Francesco Cafiso Roberto è grandissimo fan, avendolo eletto ad autentico modello a cui ispirarsi. A inizio post possiamo infatti ammirare un'immagine che li ritrae insieme (wow) dopo un concerto di Cafiso al Teatro Astoria di Fiorano Medenese, tenutosi il 12 aprile 2007. Qualcuno della comitiva di Cafiso ha ironicamente chiesto al saxofonista se Roberto fosse il suo nuovo fratellino, in effetti la somiglianza c'è!
Ma torniamo al saggio di ieri sera. Roberto ha dimostrato nel suo modo di suonare una tecnica, una padronanza, un'accuratezza veramente rare per la sua età. Un insieme di doti che ne fanno realmente una giovane promessa di cui sentiremo parlare in futuro, aldilà di ogni frase di circostanza. Soprattutto ha meravigliato la sua straordinaria naturalezza nel concerto live, oltre al suo senso del ritmo, il "beat" come si direbbe altrove. L'esibizione di Roberto la potete apprezzare nel video in calce al post. Il video è il frutto dell'amorevole cura che suo padre vi ha infuso nello spazio di una notte insonne, quindi vi prego di guardarlo se non altro per premiarne lo sforzo titanico :-)
Roberto si è avvalso del talento didattico di un bravo e competente maestro quale è Marco Gerboni che ha saputo plasmare in Roberto un piccolo artista in nuce. Il piccolo saxofonista inizia la sua performance introdotto dal direttore dell'Accademia Musicale cattolichina, Giorgio Della Santina, che lo tiene a battesimo e lo introduce alla sua prima esibizione dal vivo.
Ma ora basta parlare. Signori e signore - un applauso virtuale prego - ecco a voi Roberto Masi:




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venerdì 18 maggio 2007

Il nuovo Acquario di Cattolica

Ieri mattina avevo in agenda un appuntamento in Hotel a Cattolica con un responsabile vendite dell'Acquario di Cattolica (già Parco Le Navi) per acquistare un carnet di biglietti. Ho infatti da poco varato una promozione che prevede biglietti omaggio per l'Acquario in bundle con una prenotazione per luglio o settembre.
A metà mattinata mi vedo arrivare un giovane cordiale ed educato, di quelli che ti ispirano fiducia primo visu. Mi racconta che l'Acquario dopo il tremendo primo periodo di gestazione, e le tribolate vicende che l'hanno portato sull'orlo del fallimento, ha recentemente cambiato rotta ed ora veleggia in mari decisamente più tranquilli, con un incremento dei visitatori ed un ripianamento della situazione debitoria. Tutto questo grazie ad un rinnovamento dell'offerta, ad un ampliamento del parco ittico e ad un abbandono della multimedialità in cui la precedente gestione si era impantanata e si era probabilmente arenata. Basta quindi con computer, schermi touchscreen e trilioni di kbyte di filmati. Questa nuova gestione ritorna al mare. Ai pesci. Alle meraviglie naturali senza fronzoli.
E questa nuova gestione ha un'età media spaventosamente bassa! E' stata infatti costituita una società di ragazzi di Cattolica, formatisi in cooperativa, che hanno preso in gestione la struttura e la portano avanti con entusiasmo e passione. Seguivo con interesse questo ragazzo, uno dei 16 soci gerenti, parlare con trasporto delle grandi potenzialità dell'Acquario e dell'impellente bisogno di creare una salda sinergia con albergatori e bagnini, al fine di promuovere questo splendido acquario incastonato in un pezzo di storia dell'architettura italiana del Ventennio, Le Navi. Promuovere l'Acquario significa promuovere Cattolica e il mare Adriatico plasmando di fatto una risorsa autorevole e popolare, un nuovo polo di attrazione turistica che diverta, insegni e al contempo promuova la nostra città. Direi che tutti noi operatori turistici dobbiamo crederci e scommetterci sopra, perchè questa è la strada. E questi ragazzi ce la stanno mostrando, con semplicità, senza artifici imprenditoriali.
Dopo averlo salutato e averlo visto sparire dietro i vetri della porta automatica mi sono sorpreso in un attimo di feroce soddisfazione. Sono veramente felice che a Cattolica esistano giovani con questa voglia di fare, con questo sano spirito imprenditoriale e con questo amore per il turismo, l'unica vera risorsa territoriale su cui ancora oggi scommettere. Ho pensato all'approccio turistico dei nostri padri e di come noi giovani abbiamo raccolto il testimone e lo abbiamo portato avanti con quello stesso primigenio spirito di "veracità romagnola", adattandolo e rimodulandolo tuttavia alle nuove esigenze del mercato e alla crudele competitività che il nostro settore si trova oggi ad affrontare.
Così è per l'Acquario di Cattolica, così è per molti alberghi di Cattolica gestiti con competenza e serietà da giovani cattolichini, così è per molti locali del centro, mi vengono in mente il bar Peledo's o il ristorante Gambero Rozzo, gestiti da ragazzi con molte idee in testa e parecchia voglia di fare, e i risultati si vedono, statene certi.
Mi sono ritrovato con un sorriso di beatitudine stampato in faccia, che volete farci, sarà forse lo spirito corporativo, sarà forse il fatto che mi piace vedere chi ha successo portando avanti idee fresche e originali, sarà infine il fatto che mi sono bellamente autoincluso nella categoria dei giovani senza un briciolo di pudore anagrafico :-)

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mercoledì 16 maggio 2007

Cattolica Bandiera Blu 2007


Ok, non avremo il mare della Sardegna nè il sole dei Caraibi nè i palmizi di Sharm, però, signori e signore, la Riviera Romagnola è tutta un tripudio di Bandiere Blu 2007, il prestigioso riconoscimento assegnato da Foundation for Environmental Education alle spiagge che si distinguono per la qualità delle acque, la pulizia, le strutture turistiche e i servizi offerti. Partendo da nord sventolano da oggi sui pennoni di: Lidi Ravennati, Cervia, Cesenatico, Bellaria, Rimini, Riccione, Misano Adriatico e Cattolica.
La notizia è stata diramata poco fa da Adnkronos e sta correndo sulle coste italiane veloce come la brezza marina. Come ogni anno alcuni operatori turistici e amministratori sorridono soddisfatti, altri masticano amaro. Il premio è infatti oltre che un autorevole riconoscimento internazionale del lavoro svolto, anche un'indubbia impennata d'immagine (e conseguente iniezione di fiducia) per la stagione turistica alle porte.
Una bandiera blu che arriva dunque con teutonica tempestività, giusto in tempo per essere inalberata sulle cabine degli stabilimenti balneari come un trofeo ambito e soffertissimo.
Cattolica, per l'ennesimo anno consecutivo, ha guadagnato il suo alloro vedendosi riconosciuti gli sforzi tesi a migliorare ogni anno la qualità dell'offerta turistica in termini di pulizia del mare e potenziamento delle strutture turistiche che fungono da perfetto coronamento, affinchè questo meraviglioso Adriatico possa essere goduto appieno e con tutti i comfort del caso.
Che dire se non: brava Cattolica e bravi cattolichini!

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domenica 13 maggio 2007

DisbosCattolica

Con una decisione che definire impopolare significherebbe spendere un eufemismo l'amministrazione di Cattolica ha annunciato il taglio di 300 pini situati principalmente nelle zone di Via Trento e Via Fiume. Precisamente il dott. Mauro Sala, agronomo comunale, comunica che per insadacabili ragioni di sicurezza stradale 300 pini vanno eliminati, lo impone il Codice della Strada. Le piante sono infatti ben al di sotto della soglia minima di altezza fissata in metri 5 e dunque ecco attivarsi l'infallibile apparato burocratico e il suo ineluttabile meccanicismo. In merito alla casistica stradale ci ricorda Nazario Gabellini, capo dei vigili urbani di Cattolica, che l'unico incidente imputabile ad un pino di Cattolica risale al 2000, quando pare che un camion avesse urtato con la parte posteriore una pianta perdendo il telone del rimorchio, il quale telone finì addosso ad una persona causandogli danni all'apparato dentario. Un incidente in quanti anni? 40? 50?
Come spesso accade per queste decisioni che riguardano la cittadinanza la delibera viene fatta piovere come un'ordinanza inappellabile. Le motoseghe stiano in continuo burn-in, e buonanotte alla dialettica cittadina.
Ora visto che questi pini mi hanno tenuto compagnia per 40 anni, vorrei almeno sentire il parere di qualcuno che non sia un "agronomo comunale", ma che magari abbia ugualmente qualcosa da dire in proposito. Che so, un cittadino di Cattolica, un turista affezionato alla città o magari semplicemente qualcuno che si sentisse in animo di esprimere un parere. Si chiama democrazia.
Qui di seguito l'eco-sondaggio, altrimenti per chi volesse dire la sua in maniera più approfondita i commenti sono sempre aperti a tutti:


Create polls and vote for free. dPolls.com

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giovedì 10 maggio 2007

L'arte di Tiziana e Camilla

Le ho incontrate lunedì mattina.
Tiziana Costa e Camilla Muccioli sono madre e figlia con un unico denominatore: la pittura. Mi sono fatto loro incontro, appena le ho notate varcare la soglia. Si sono guardate un pò in giro, poi hanno fatto qualche cenno di assenso e mi sono tranquillizato, il vernissage si farà!
Abbiamo cordialmente discusso circa le modalità di organizzazione per un'esposizione delle loro opere che si terrà nella hall dell'Hotel Boston, con inaugurazione stabilita per domenica 27 maggio, alle ore 16.00. Abbiamo parlato della disposizione dei quadri, del setup dell'evento in sè, degli inviti da diramare e di tante altre piccole cose.
In tutto questo parlare mi ha piacevolmente stupito la naturalezza di queste due donne nel parlare della loro arte. Conoscevo già Tiziana Costa e alcuni dei suoi quadri in cui ho sempre ammirato la ricerca poetica nelle figure anatomiche (spesso di donna), il viaggio in profondità nel tentativo di sfiorare qualche corda segreta dell'animo umano attraverso un meccanismo perfetto di geometrie e figure umane. Si tratta di una pittura introspettiva, ma mai fine a se stessa, con un messaggio nascosto che attende di essere colto e assaporato.
Non conoscevo invece sua figlia, Camilla Muccioli, e per me è stata una sorpresa. L'arte di Camilla è sensibilmente diversa da quella di sua madre, eppure in qualche modo mi appare complementare e persino funzionale all'arte di Tiziana. Almeno è quel che mi è parso esaminando alcune sue opere in rete e dai cataloghi di mostre passate. Camilla ha un approccio obliquo alla narrazione iconografica e arriva a dialogare con lo spettatore attraverso un puro sentimento di stupore, di distacco da ogni certezza. Chi guarda le opere di Camilla si trova, volente o nolente, a dover sostenere una conversazione dai contorni metafisici con l'opera a se stante, addentrandosi in un campo dove scompaiono molti riferimenti, e in rapida sequenza ci si ritrova indifesi, in una sorta di nudità semiotica di fronte all'evento artistico.
Mentre Tiziana mi ha già affidato qualche dipinto sono in attesa di due grandi opere di Camilla che avrò cura di sistemare nella parete nord della Hall, quella più spaziosa. Credo si tratti di quadri importanti, ma avrò occasione di riparlarne e di mostrare qualche altra immagine delle opere.
Per il momento mi rimane questa piacevole sensazione di fibrillazione, non mi accadeva da tempo, può bastare per ora.

[in apertura un'opera di Camilla Muccioli: "No", 2005]

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lunedì 7 maggio 2007

I pesci fuor d'acqua di via Mancini

Tra le cose scomparse a Cattolica che mi capita di rimpiangere maggiormente un posto d'onore lo occupa sicuramente la Vasca di via Mancini. Posizionata in mezzo alla scalinata che conduceva alla soprastante Piazza del Mercato era una vasca mediamente lurida, infestata da alghe e vegetazioni di oscura classificabilità, con un'acqua putrescente e pesante, dove sguazzavano pesci di arcana natura. Grumi subacquei di varia foggia dall'espressione il più delle volte implorante, e comunque con un moto trasversale e asincrono rispetto ad un esemplare ittico degno di questo nome, una specie di girotondo disarmonico che disorientava lo spettatore e lo faceva vacillare delle sue certezze. Ho amato quella vasca per il suo allineamento verticale, per il suo grido di ribellione e per i suoi pesci, sì per i suoi pesci, o comunque qualsiasi cosa si trovasse ad abitarla. Generazione dopo generazione si era venuta a creare una razza perfetta per quel microcosmo in sfacelo, capace di regnare a lungo con leggi severe ma ritagliate su misura per un mondo ostile, pieno di monetine da 10 lire e di sputazzi senili, di lattine sbrecciate e di bottigliette di Seven Up. Una razza che era persino ingiusto archiviare con una definizione latineggiante tout court, ma che meritava in pieno i crismi della purezza e dell'ineffabilità, l'olio sacro della Mitopoiesi insomma. Quel genere di canoni, per dirla tutta, che solo le più alte schiere angeliche e alcune entità mitologiche potevano legittimamente ascriversi.
E ora? Ora che quella gloriosa genìa è stata barbaramente estirpata, si ricordano solo le gesta di alcuni di loro e non rimane quasi più nulla di quello strano mondo. Ho provato a buttare giù una lista di alcune di quelle creature. Un primo pallido tentativo di sistemazione zoologica per quel crogiolo di bestie che, contro ogni previsione, aveva resistito, aveva regnato, aveva trionfato sull'ambiente e lo aveva sottomesso alla forza dei propri cromosomi.
- La Gruccia: questo era un pesce dalla forma in divenire, tendenzialmente albino, con branchie antropomorfe a guisa di piccole manine che gli donavano la singolare forma di un attaccapanni.
- Il Motorospo: un anfibio con escrescenze di vario genere, sacche ulcerose che a una frettolosa occhiata potevano apparire come ruote pneumatiche di varie dimensioni.
- Il Brizz: il Brizzz, così detto, per il curioso sibilo che emetteva quando ci si avvicinava troppo alla superficie purulenta dell'acqua -brizz-, era un Guardiano delle Alture di Pietra, svolgeva anche compiti doganali per le materie prime in entrata e il pesciame in uscita.
- Il Gunga: di lui si vedevano solo gli occhi, sepolto nella melma della vasca, assisteva al collasso cronologico delle Ere e testimoniava in tempo reale ogni variazione del Conio.
- Il Patatrambo: un Creatore, si occupava di riciclare lattine e di creare oggetti per la trasmigrazione in massa della popolazione della Vasca. Era anche telefonista e stringi-cervelli.

[in apertura: il pesce radioattivo dei Simpsons, generato dalle scorie del buon Montgomery Burns]

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mercoledì 2 maggio 2007

Furia ecologista sul centro VGS

Con la pubblicazione del progetto del centro VGS (video-gioco-sport) sono giunte nella mia mail-box alcune missive piuttosto critiche nei confronti del VGS e credo, di riflesso, anche nei miei confronti per averne proditoriamente pubblicato il progetto, sebbene il tono si sia sempre mantenuto di civile scambio di vedute. In particolare in una di queste e-mail mi si chiede di esternare il mio pensiero su questo centro, a fronte dei pesanti elementi negativi prospettatimi. Cosa che mi accingo a fare ben volentieri. Invito anzi chi mi ha sollecitato ad assumere una posizione, a fare altrettanto qui sul blog, magari utilizzando i commenti oppure, se lo si ritiene più opportuno, inviandomi un proprio intervento per e-mail (l' indirizzo lo potete rinvenire nel profilo) con domanda di pubblicazione che sarò ben felice di esaudire.
Si diceva di ineludibili aspetti negativi di questo progetto. Credo che per riassumere le ragioni dei contestatori sia lecito citare l'intervento di Valeria Antonioli della Coalizione Arcobaleno che raggruppa le liste di "Cattolica Città per la Pace", "Comunisti Italiani", "Italia dei Valori" e "Verdi per la Pace". Qui di seguito allego quindi l'intervento apparso sul notiziario comunale "Città di Cattolica" del mese di aprile:

VGS: SI DA INIZIO ALLE DANZE
E via, ci siamo: stanno per partire le opere di urbanizzazione per il VGS, il Video Gioco Sport, una colata di 12.00 mq di cemento incastonato tra quattro scuole. Sorgerà su uno degli ultimi lembi di terreno pubblico: più di 45.000 mq di terra che il comune ha offerto a un privato (che in cambio gliene ha data neanche la metà [la metà di cosa?! ndr]) perché ci costruisca una multisala cinematografica, un centro fitness, spazi commerciali e quant'altro, e questi ci dicono essere servizi di pubblica utilità. Ma è "pubblica utilità"un cinema privato? Una palestra privata? Un centro commerciale?. Allora viene da pensare che tutto ciò di cui si fruisce sia di pubblica utilità: bar, ristoranti, boutiques eccetera. Noi invece riteniamo che un servizio pubblico è tale se risponde alle esigenze fondanti della persona: cultura, aggregazione, prevenzione, tempo libero. Nel caso del VGS, inoltre, verrà compromessa per sempre la possibilità di sviluppo ed estensione delle scuole presenti e non si potrà immaginare la creazione di strutture sportive e di aggregazione per i nostri giovani (di cui c'è un gran bisogno!) limitrofe alle scuole. Questo progetto prevede inoltre la realizzazione di circa 600 posti auto, con l'evidente potenziale intercettazione di una portata di traffico che stravolgerà l'equilibrio di un quartiere residenziale che si animerà di giorno e di notte con conseguenze serie dal punto di vista dell'inquinamento acustico e ambientale. Avevamo invocato una valutazione di impatto ambientale, ma si sono guardati bene dell'accogliere la richiesta. Forse per non "scontentare" il privato costruttore....
Mentre ovunque ci si attiva per cominciare a rientrare nei parametri del protocollo di Kyoto; in un momento in cui anche i vertici provinciali dei partiti che governano a Cattolica si confrontano sulla sensatezza di un modello sviluppista appiattito sull'asse pubblico- privato, i nostri amministratori continuano a proporre uno sviluppo insano e insensato per la nostra città. E non c'è mai stato, su questo argomento, un minimo tentativo di confronto. Un dubbio ci assale: c'entreranno forse i 3.000.000 di euro di oneri di urbanizzazione che il Comune incasserà? Probabile, ma è anche un atteggiamento culturale arretrato che caratterizza questa amministrazione. Quando la maggioranza furbescamente accusa l'Arcobaleno di aver assunto una posizione ideologicamente oppositiva, dovrebbe invece avere l'onestà di dire alla città che sono scelte scellerate come queste che ci allontanano ineluttabilmente. Possiamo solo concludere dicendo che i nostri amministratori, lungi dall'ANDARE AVANTI, stanno vorticosamente capitolando all'indietro.

Sinteticamente:
1) Il VGS non è di pubblica utilità: mi sembra un rilievo abbastanza ozioso e fondamentalmente pedante da opporre. Occorrerebbe infatti definire quali sono le strutture di pubblica utilità (tutte quelle gratuite? niente ospedali dunque... tutte quelle che forniscono servizi utili? ma utili a chi e per chi? e così via all'infinito...) scadendo in un vortice sofistico senza ritorno. Dice la Antonioli: "riteniamo che un servizio pubblico è tale se risponde alle esigenze fondanti della persona: cultura, aggregazione, prevenzione, tempo libero." , e quindi, in quest'ottica, il VGS non rientrerebbe in tale categoria, costituendo di fatto un fornitore di servizi per animali e/o cose inanimate, minerali, rocce vulcaniche, folle di vegetali e torme floreali.
Sarcasmo a parte, secondo me un centro come il VGS fornisce servizi precedentemente carenti e/o assenti. Stop. E questo è un fatto. Accantonando la demagogia buonista del "socialmente utile" perfavore, e magari conservandola per il periodo propizio della fioritura di tale concetti, le elezioni amministrative o quelle politiche.
2) Il VGS tarpa le ali alle scuole limitrofe: mah... anche questo concetto mi pare abbastanza risibile. E' mai stato presentata una domanda di ampliamento delle suddette scuole? Se ne sente l'insopprimibile esigenza? Infine non mi pare che la contiguità sia così prossima da non permettere un futuro ampliamento delle scuole presenti sul territorio, mi pare che anche qui si vada per cavilli, per non dire specchi.
3) Il VGS è una minaccia per l'ambiente: premesso che mi trovo d'accordo con la Antonioli sulla redazione di un documento che esamini l'impatto ambientale del VGS, non mi trovo invece d'accordo con lei quando individua nel VGS una minaccia per l'inquinamento dell'ambiente circostante a causa dell'incremento del traffico in loco o delle polvere sottili generate dal cantiere... Io credo che sia semplicemente esagerato parlare di inquinamento di un quartiere per la sola presenza di un centro commerciale. Allora cosa si dovrebbe pensare del Centro "Le Befane" di Rimini? Forse che ha contribuito a creare una landa desolata dove pesci con tre occhi si affacciano sui fiumi e passerotti radioattivi tossiscono nuvolette di CO2? Poi ad un tratto si tira magicamente in ballo Kyoto, non si sa bene per quale motivo, così a bruciapelo, ma nel contesto fa molto "battaglia ecologista" e ne prendiamo scrupolosamente atto.
4) Il VGS è solo una fonte di guadagno comunale: io dico, ben venga per le nostre casse comunali disastrate. Ma ricorderei velocemente che a trarne beneficio saranno anche i cattolichini con i posti di lavoro che si creeranno. Questo però non viene fatto presente nell'intervento.

Concludendo e rispondendo ai detrattori: provate a guardare il VGS come una risorsa e non come una minaccia, anche solo per un attimo. E mettete perfavore per una volta da parte questo infantile costume secondo il quale si dovrebbe fare una politica di contrapposizione a prescindere da ogni cosa.
E se proprio dovete indirizzare verso qualche obiettivo la vostra inclita furia ecologista puntatela sull'orrore che si sta consumando al Porto di Cattolica. Vi anticipo subito che in quel caso mi sentirei in piena sintonia con voi nel condannare uno scempio paesaggistico che tale è e come tale va etichettato.
Un orizzonte marino che scompare al nostro sguardo, colata di cemento dopo colata di cemento. Ma avrò occasione di riparlarne, statene certi.

[in apertura: Paul Cézanne - Le Lac d'Annecy]

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lunedì 30 aprile 2007

Un primo maggio ferragostano

E' stata una vera battaglia quella che gli operatori turistici di Cattolica, almeno coloro che avevano aperto i battenti della propria attività, si sono trovati a combattere in questo lungo ponte di inizio primavera. Cattolica è infatti stata letteralmente presa d'assalto da un'alluvione di turisti che ha seriamente messo in crisi le capacità ricettive della città, in verità ancora piuttosto acerbe. Infatti, a ben contare, gli alberghi di Cattolica aperti per il ponte del primo maggio sono in un rapporto di 1 a 3. Questo ha fatto sì che si creasse una vera e propria processione di questuanti in cerca di camere, serpentone che si è dipanato attraverso gli hotel sparsi dal Porto fino all'Acquario nell'ardua ricerca di camere libere. Insomma, la classica situazione che si viene a determinare a ridosso del Ferragosto, quando una vera e propria folla si riversa negli alberghi per accaparrarsi l'ultimo metro quadrato di superficie calpestabile e "dormibile". Personalmente, nel mio prototipo di "hotel Cattolica", ho vissuto la cosa con crescente preoccupazione. Non tanto per non essere avvezzo al fenomeno, visto che sono ormai 10 anni che dirigo l'hotel, e di ferragosti affollati ne ho vissuti tanti. Quanto piuttosto per l'immagine di forte disservizio che Cattolica ha offerto in questo frangente, facendosi trovare impreparata ad un evento di tali proporzioni. La maggioranza della gente che capitava in hotel, dopo il mio rincresciuto annuncio di tutto esaurito, mi chiedeva infatti perchè molti alberghi fossero chiusi (come se io possedessi chissà quali capacità oracolari). Si aggiunga a questi disagio il problema più che mai vivo dei posteggi carenti, principalmente a causa della mostra di Cattolica in Fiore, che ha monopolizzato molti spazi del centro (come accade da sempre, del resto) costringendo molti visitatori a dirottare sulla zona nord, andando a parcheggiare sulla strada che conduce a Portoverde e dovendo poi sorbirsi parecchia strada a piedi prima di arrivare al sospirato alloggio in albergo (se mai questo fosse stato disponibile). Si aggiunga infine il fatto che essendo molti hotel chiusi erano chiusi anche i relativi parcheggi.
Luci ed ombre, in definitiva, per questo primo maggio. Cose positive: straordinaria affluenza, bellissime giornate estive e grande richiamo turistico che Cattolica ha ancora una volta saputo esercitare. Cose negative: forti disservizi su alloggi e parcheggi, con qualche problema persino a trovare posto per pranzare nei ristoranti, visto il biblico affollamento.

[in apertura: particolare della Fontana delle Sirene, Piazza Primo Maggio, Cattolica. Foto tratta dal cd "Baci di Cattolica" realizzato dall'Amministrazione Comunale di Cattolica]

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sabato 28 aprile 2007

Il nuovo centro di Cattolica

Sul numero di aprile del notiziario comunale "Città di Cattolica" appare la presentazione dell'imponente complesso che sta sorgendo sull'asse di Via Carpignola. Ho creduto opportuno riportare per intero il comunicato e le immagini annesse perchè penso si tratti di un punto di svolta nell'offerta che Cattolica propone ai suoi cittadini e ai suoi ospiti per quel che concerne il tempo libero, lo shopping, e lo sport. Il progetto appare di buon livello progettuale e si candida come autorevole polo d'attrazione turistica. Di seguito il comunicato stampa e qualche ulteriore immagine del complesso.

IL NUOVO CENTRO MULTISALA: CINEMA, SPORT E TEMPO LIBERO
Sono iniziati i lavori per la realizzazione del Nuovo centro chiamato Video-Gioco-Sport.
Il Complesso rappresenta un'ulteriore, importante dotazione di servizi per il tempo libero, contribuendo ad incrementare la già forte capacità attrattiva della città. Coerentemente con le altre precedenti realizzazioni urbanistiche (II Piano del Porto, l'Acquario, le Piazze, la Piscina, solo per fare alcuni esempi), le scelte del Consiglio Comunale hanno spinto ed incoraggiato investimenti in grado di accrescere la visibilità e la conoscenza di Cattolica, orientando progetti di qualità, capaci dì generare anche nuovi posti di lavoro. Pure in tempi di congiuntura economica, la Città è quindi capace di grandi ed importanti investimenti, grazie ad un equilibrato ed opportuno rapporto fra Pubblico e Privato: insomma, proprio "un bel progetto"!
Il Video-Gioco-Sport è un centro del tempo libero o "Leisure Centre", anche denominato FEC (family entertainement center). Si sta sempre più affermando, all'interno delle città di una certa dimensione o dei territori urbani, una tipologia di centri strutturati intorno al tempo libero. Pur diversi l'uno dall'altro per dimensioni, contenuto e contesto d'inserimento, tutti hanno la presenza di tre elementi:
A) l'intrattenimento: rappresentato da una o più strutture di attrazione come la multisala e gli impianti sportivi;
B) il commercio con connotazioni ludico-esperienziali e di prodotti specialistici;
C) la ristorazione: caratterizzata dall'offerta di "ristoranti a tema" spesso raccolti intorno ad una piazza. Il Centro Video-Gioco-Sport
si inserisce quindi nella percezione che individua Cattolica come città destinata al divertimento di tutta la famiglia.

LA MULTISALA. Di dimensioni medie, la multisala è organizzata con sei sale di circa 200 posti cadauna strutturate attorno ad un ampio spazio di distribuzione di forma ellittica, con due volumi in altezza, sopra il quale sarà collocata la cabina unica di proiezione. Le sale sono impostate a circa due mt. sotto il livello del terreno. Questa scelta progettuale ne facilita in generale l'accesso e, per via di una minore altezza visibile, migliora l'impatto dell'intera struttura sull'ambiente esterno. Il Mediastore offre un fronte all'interno della multisala ed un fronte aperto all'esterno; esso ospiterà attività di vendita di articoli collegati alla comunicazione, quali libri, video, CD, DVD, riviste, ecc. Si prevede inoltre una quota limitata di vari spazi commerciali specialistici collegati alle attività insediate (articoli sportivi, cura del corpo, ecc.).
LO SPORT INDOOR ED IL FEC. In un unico grande ambiente complessivo sono contenuti: IL BOWLING con il campo ben visibile
dalla piazza, attorno al quale potrà essere realizzata una pista di pattinaggio ed IL CENTRO GIOCO DEDICATO ALLA FAMIGLIA i cui ambienti potranno affacciarsi sul campo del bowling ed essere articolati sul tre livelli. All'interno del complesso saranno collocati i servizi igienici comuni, bar e altri servìzi necessari.
IL CENTRO FITNESS. E' situato in un edificio separato, con un doppio volume in altezza. Oltre a spazi adibiti a palestre, suddivise per attività specifiche ed a seconda della dotazione delle diverse attrezzature, saranno presenti spazi dedicati al benessere come la sauna, il bagno turco, i locali per la cura del corpo, ecc.
LA RISTORAZIONE. E' noto a tutti come la ristorazione, articolata in tutta la sua attuale offerta, sia oggi non solo un "legame" fra le varie attività di svago e di commercio ma anche di per sé una attrattiva in grado di generare identità ai luoghi, radicare abitudini all'incontro, qualificarsi essa stessa come spettacolo e tempo libero. Distribuita quindi all'interno delle varie attività, sotto varie forme, trova comunque la sua collocazione privilegiata intorno alla piazza del complesso.

LO SPAZIO ALL'APERTO PAVIMENTATO. La rete di connessione di tutte le attività elencate, il suo supporto fisico, il cuore del sistema è lo spazio pubblico pavimentato che disegna ambienti e luoghi all'aperto. È strutturato intorno ai due principali assi portanti: quello della antica Via Carpignola e quello segnato tra la testata di Via Dalla Chiesa, proveniente dal centro ed i nuovi quartieri residenziali di Via Cabral e di Via Allende.
Si estende lungo tutto il perimetro dei fabbricati ed è articolato in percorsi e piazza, in parte protetti dalle coperture sporgenti dei fabbricati, in parte dall'edificio a ponte che segna l'ingresso da Via Cabral.
L'intero complesso è servito ed attrezzato di tutte le urbanizzazioni necessarie (viabilità carrabile, ciclabile, pedonale, adeguati parcheggi, aree a verde, ecc.). Inoltre, nell'accordo di pianificazione sottoscritto, sono state individuate ulteriori urbanizzazioni a carico del privato, da realizzarsi in aree limitrofe e di notevole interesse pubblico (parcheggio prospiciente il complesso scolastico, realizzazione del "grezzo finito" del Centro Giovani-Anziani e relativo parcheggio, ecc.).
UTILIZZAZIONE DEI SUOLI. L'area è ricompresa all'interno del territorio urbanizzato già utilizzato per vari usi (residenza, servizi, attrezzature pubbliche, ecc.) molto distante dai terreni ad uso agricolo. Si configura pertanto come un completamento corretto ed armonico dell'abitato, con realizzazione di strutture e servizi di prevalente interesse pubblico, all'interno di un territorio edificato a principale destinazione residenziale.

IMPATTO AMBIENTALE / ARCHITETTONICO. La proposta progettuale persegue un inserimento nel contesto urbano "soffice" e di sostenibilità ambientale. In particolare, prevede che tutte le aree non coperte dagli edifici e dalla sede di mobilità fissa carrabile/ciclabile/pedonale (di dimensioni molto contenute rispetto alla superficie complessiva) vengano realizzate con soluzioni "non impermeabilizzanti" del suolo, riservando ampi spazi alle aree a verde. Inoltre si prevedono costruzioni parzialmente interrate che permettono di contenere l'altezza massima degli edifici in mt. 9,00 fuori terra, con soluzioni tipologiche di basso impatto ed alta qualità architettonica. Infine, sono previste opere di limitazione dell'impatto acustico e visivo con adeguati movimenti di terra, barriere verdi. Per concludere, va ricordato che contemporaneamente vengono ceduti al Comune gli spazi necessari all'ampliamento del Parco della Pace che si estenderà fino alla Via Carlo Alberto Dalla Chiesa e che è già in "progettazione" l'ampliamento del Parco stesso.

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giovedì 26 aprile 2007

L'uomo che cammina

Da qualche anno a Cattolica c'è un uomo che cammina. E non si ferma mai. E' un omino minuto, magrissimo, biondo, con una chioma stempiata e fluente, lanosa e quasi cotta dalle intemperie a cui è esposta, due occhi chiari che vedono e accolgono le distanze in attesa.
Lo si vede scarpinare per chilometri e chilometri, seguendolo oziosamente con lo sguardo mentre ci si trova in fila con l'auto, oppure distrattamente coglie