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	<title>Cattolica Blog &#187; Off Topics</title>
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		<title>Flauto Traverso e Pokemon da catturare</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 18:05:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lo sento arrivare dal ciangottio delle sue nike nere. E&#8217; potente e fiero, come un pokemon leggendario. E&#8217; una nuvola di muscoli rintanati sotto una maglietta nera, aderente come una seconda pelle che rilascia vibrazioni nella luce rarefatta della sera. I jeans dondolano il suo corpo e lo portano in trionfo come un imperatore in un Baccanale. Avanza nel locale che è suo da sempre. Tutto adesso appare impregnato della sua aura che si allarga a dismisura. Lui sa dove ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/06/pokemon-marione.jpg"><img src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/06/pokemon-marione-220x300.jpg" alt="" title="pokemon-marione" width="220" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-347" /></a>Lo sento arrivare dal ciangottio delle sue nike nere. E&#8217; potente e fiero, come un pokemon leggendario. E&#8217; una nuvola di muscoli rintanati sotto una maglietta nera, aderente come una seconda pelle che rilascia vibrazioni nella luce rarefatta della sera. I jeans dondolano il suo corpo e lo portano in trionfo come un imperatore in un Baccanale. Avanza nel locale che è suo da sempre. Tutto adesso appare impregnato della sua aura che si allarga a dismisura. Lui sa dove andare, lui sa cosa fare, la solitudine è un accidente platonico che non intralcia il suo percorso marziale. Lo fortifica. Una camminata che spezza la serata e spegne il flauto traverso in trasparenza. Tre uomini gli fanno posto al bancone del bar, ombrosa deferenza nel loro farsi da parte, un lento addio a tutta una serie di salatini che passano sotto il suo dominio. Prende possesso del suo posto con la sicumera di un dittatore africano. Afferra lo sgabello e lo fa ruotare vorticosamente come un contrabbasso impazzito, questo per gestire al meglio un patrimonio di chili che si distribuiscono con un&#8217;armonia prestabilita, un&#8217; antica esperienza che dispone il culo in avanscoperta: le due chiappe sporgono dalla seduta richiamando le femmine nel locale con un canto ormonale che fa balenare deretani di statue greche e carezze lascive. Da un&#8217;increspatura delle labbra, mi rendo conto che la prima fase è finalmente terminata. Come ogni sabato sera le formalità di arrivo sono state espletate con successo. Inizia il suo mestiere di uomo muscoloso che beve da solo. Si guarda intorno studiando le espressioni irrisolte delle donne intorno al bar, le annota mentalmente, studia i punti deboli dove far breccia, guarda il barman e ordina una birra con impercettibile ammiccare, di nuovo guarda in giro facendo selezione di donne e strage mentale di vagine. Respira piano e il suo torace palpita come un&#8217;onda sonora accordata con la musica di sottofondo. Poi parla e spruzza doppi sensi, pesanti allusioni già state illusioni. I suoi interlocutori sono fatti di niente, i dialoghi non esistono, esiste solo una forma unilaterale di devozione che si procaccia e anzi pretende con bestialità linguistica. Una grammatica del bicipite che dispone alla genuflessione, all&#8217;adorazione tremante. La dialettica del bilanciere rimbalza nel chiacchiericcio come un gas inerte. Lui parla e gli altri devono ascoltare. Lui accenna e le donne devono crollare. Un Fonzie gonfiato, becero e un po&#8217; pecoreccio. </p>
<p>Io sono qui, ma vorrei sparire. Sono come scarnificata di fronte a lui. Un sapore di ruggine mi invade la bocca, come in uno scompartimento di un vecchio treno quando segui il paesaggio che scorre fuori, e d&#8217;improvviso ti senti disgustata, ferita a morte senza nessun motivo apparente. Con quel saporaccio che dilaga nel palato, nel naso, nel tempo della memoria. Devo fare qualcosa. Faccio un passo indietro e cerco il nulla nel cesto della lavastoviglie mentre sento addosso il suo sguardo e i suoi stereotipi alla creatina. Sento di essere parte della sua serata, le sue mani unte intorno ai miei fianchi, i suoi doppi sensi grossolani, la sua caccia privata&#8230; Mi sta tirando dentro nella rete del suo linguaggio, sento che parla di me, guardo i fornelli spenti, ci passo sopra lo spugna, di nuovo percepisco che sta parlando di me in terza persona. </p>
<p>Lo guardo e sorrido. Penso che la vita si risolva in un equilibrio violato, in una violenza sottile  che parte dalle parole e diventa gigantesca, invalicabile. Penso che il Significato Ultimo che tutti ci affanniamo a cercare alligni anche in una battuta volgare, in un gesto gutturale, in un uomo impresentabile come il Pokemon Marione. Penso e&#8230; In un attimo sono di nuovo serena mentre infuria la pornografia dei suoi modi di dire. Riesco persino a sentire il flauto traverso in sottofondo&#8230; E&#8217; come tornare a respirare.</p>
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		<title>Panzòn</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 17:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Panzòn per molto tempo si è coricato presto. A volte così presto che non appena spenta l&#8217;abat-jour in finta plastica sul comodino in finta pelle non aveva neppure il tempo di dire a se stesso &#8220;mi addormento&#8221; che si era effettivamente già addormentato. E mezz&#8217;ora più tardi il pensiero che era tempo di addormentarsi lo destava spesso di soprassalto. Allora si affannava a cercare di riporre il magazine leghista che credeva di avere ancora tra le mani ma che aveva ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/06/botero_uomo-cane-238x300.jpg" alt="botero_uomo-cane" title="botero_uomo-cane" width="238" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-300" />Panzòn per molto tempo si è coricato presto. A volte così presto che non appena spenta l&#8217;abat-jour in finta plastica sul comodino in finta pelle non aveva neppure il tempo di dire a se stesso &#8220;mi addormento&#8221; che si era effettivamente già addormentato. E mezz&#8217;ora più tardi il pensiero che era tempo di addormentarsi lo destava spesso di soprassalto. Allora si affannava a cercare di riporre il magazine leghista che credeva di avere ancora tra le mani ma che aveva riposto mezz&#8217;ora prima, e magari brancolando cercava di spegnere l&#8217;abat-jout in finta plastica che però aveva spento mezz&#8217;ora prima. Poi si rendeva conto che dormendo aveva intimamente maturato ciò che aveva letto, e che anzi nel sonno aveva portato a compimento il processo speculativo introiettandolo nel più profondo del suo ego. E le parole di grandi pensatori quali Borghezio, Calderoli, Bossi junior e senior, divenivano le sue, ed era lui stesso che si ergeva su Pontida radunando il popolo verde con parole carismatiche e colme di pathos. </p>
<p>Il pensiero sopravviveva ancora qualche attimo e non offendeva il suo raziocinio ma pesava sulle palpebre come bossole di terracotta, mantenendolo in uno stato sospeso di dormiveglia. Poi gradatamente questo pensiero principiava a divenire inintelligibile, fumoso, inestricabile: come i ricordi di una sera in cui aveva esagerato con il Cellatica a aveva lascivamente indulto nel turpiloquio. Allora il contenuto del magazine leghista si staccava da lui, ora erano due cose distinte, e lui era libero di pensarci o non pensarci. D&#8217;improvviso recuperava la vista e si stupiva di trovare una calda oscurità che gratificava i suoi occhi stanchi e li cullava in un&#8217;aura benigna. L&#8217;abat-jour in finta plastica era effettivamente spenta, ora se ne rendeva conto e ne gioiva intimamente. </p>
<p>Ma pian piano quell&#8217;oscurità volgeva al maligno, diveniva incomprensibile, inconoscibile, insondabile: in breve lo specchio cupo del suo animo. Ora non c&#8217;erano slogan leghisti che potessero gonfiare il suo amor proprio, non c&#8217;erano camicie verdi che potessero illuminare il suo sguardo, non c&#8217;erano fanfaronate sugli extracomunitari che potessero in qualche modo scaldargli il cuore e farlo sentire gloriosa parte della laboriosa nazione padana. Non c&#8217;era niente di tutto questo ma solo il remoto fischio del buio che calava su di lui e tranciava ogni certezza. Una lunga agonia di tenebra che si insinuava silenziosa e lo lasciava senza cartografia, senza orizzonte di ritorno. </p>
<p>Panzòn credette di non essere, ma era. Le sue pantofole perfettamente allineate ne rappresentavano in qualche modo la prova e, sebbene invisibili, era certo che si trovassero ancora ai piedi del letto, in squadra perfetta tra la linea del letto  e la fuga di una mattonella. Panzòn capì, ma non riuscì a piangere. Neppure a sospirare. Se ne stette immobile e attese ciò che non sarebbe mai arrivato.</p>
<p>(<em>con amore e infinita devozione a Marcel Proust &#8211; con simpatia e disincanto a Panzòn che tuttora è libero di girare per le vie della mia città</em>)</p>
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		<title>Arnold e Gary se ne vanno, oppure no</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 18:56:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Speculazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Arnold è morto. Gary Coleman l&#8217;ha seguito un attimo dopo. Oppure il contrario. In ogni caso la cronaca registra due morti rattrappiti in un&#8217;unica minuscola monade, neanche fosse una di quelle offerte 2&#215;1 che balena tra gli scaffali di un ipermercato. Due persone distinte che muoiono nel medesimo istante, roba da chiodi. Arnold, ganasce tranquille e sguardo benevolmente torvo&#8230; Arnold mentore di Abramo&#8230;. Arnold dai pantaloncini in bilico sulle leggi gravitazionali&#8230; Arnold con la guanciotta consumata dal pucci pucci&#8230;. Arnold ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2010/05/garyarnold1-300x256.jpg" alt="garyarnold1" title="garyarnold1" width="250" class="alignleft size-medium wp-image-289" />Arnold è morto. Gary Coleman l&#8217;ha seguito un attimo dopo. Oppure il contrario. In ogni caso la cronaca registra due morti rattrappiti in un&#8217;unica minuscola monade, neanche fosse una di quelle offerte 2&#215;1 che balena tra gli scaffali di un ipermercato. Due persone distinte che muoiono nel medesimo istante, roba da chiodi. Arnold, ganasce tranquille e sguardo benevolmente torvo&#8230; Arnold mentore di Abramo&#8230;. Arnold dai pantaloncini in bilico sulle leggi gravitazionali&#8230; Arnold con la guanciotta consumata dal pucci pucci&#8230;. Arnold dalla voce profonda&#8230; Arnold era anche il locale di Fonzie e Richie&#8230; Arnold leggera bruma sulla coscienza di una generazione invecchiata troppo presto, dannazione&#8230;.<br />
Di sicuro cosa c&#8217;è?  C&#8217;è quel piccolo feretro seppellito nel giardino ben curato del signor Drummond con cui se ne va un pezzo d&#8217;infanzia di molti di noi, quel che resta degli eighties, già piallati da  tecnologia esponenziale e rimpianti mal calibrati. Chi nutrirà Abramo? Chi puccipuccerà con Kimberly? Chi cazzierà Willis e il suo dogmatismo da bullo di Harlem? Noi stagionato pubblico televisivo ne usciamo ancora una volta con le ossa rotte da questa storia, questo è certo. Arnold era primo di tutto un segno, un&#8217;icona, una volontà di rimanere inchiodati alla paleo-gioventù. Noi invecchiati in un&#8217;età che non ci appartiene, lui rimasto schiavo del suo sogno di rinascita renale. Arnold e la sua nemesi appunto, Gary Coleman, un tipo che picchia la moglie e investe la gente nei parcheggi dei drugstore&#8230;.<br />
Arnold e Gary&#8230; Due tizi che hanno sgomitato per guadagnare un po&#8217; di respiro cerebrale nel corpo che stavano dividendo&#8230; Alla fine l&#8217;ha spuntata Sora Morte Corporale, una pupa anoressica che ha sepolto entrambi i contendenti in una fredda carezza, li ha tolti dall&#8217;agone donando loro una certa dose di pace.<br />
A dispetto di ogni oblio vorrei ricordarli come due persone diverse eppure uguali, il tao televisivo delle nostre memorie impantanate in un secolo che non vogliamo, in sentimenti che non capiamo, in  un&#8217;adolescenza che non sappiamo ritrovare. Il bene e il male a portata di mano, fusi e compiuti in un&#8217;opera archiviata, finita, sepolta. Eppure un&#8217;opera viva, pulsante, sotterranea.<br />
Arnold e Gary se ne vanno, oppure no&#8230; siamo noi che li lasciamo liberi.<br />
Riposate in pace dudes. Finalmente uniti. Finalmente divisi.</p>
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		<title>Il Tempo divora la Vita</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 18:18:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tempo divora la vita e unge le palpebre di polvere e amori trasfigurati.
Forse sotto la  pelle c&#8217;è già in potenza il mio io-cadente. E comunque cadrò, coperto di polvere, deserto nei pensieri, con un lungo scossone buio.
Il Tempo divora la Vita.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tempo divora la vita e unge le palpebre di polvere e amori trasfigurati.</p>
<p>Forse sotto la  pelle c&#8217;è già in potenza il mio io-cadente. E comunque cadrò, coperto di polvere, deserto nei pensieri, con un lungo scossone buio.</p>
<p>Il Tempo divora la Vita.</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.cattolicablog.com%2F2009%2F03%2Fil-tempo-divora-la-vita.html&amp;linkname=Il%20Tempo%20divora%20la%20Vita"><img src="http://www.cattolicablog.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share/Save/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
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		<title>Esercizi di Stile (omaggio a Queneau) &#8211; 1</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 00:19:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Queneau]]></category>
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		<description><![CDATA[Un uomo apparentemente magro e visibilmente annoiato entra in un bar e si siede al bancone ordinando un caffè. Il barista, un uomo trasandato e mal rasato, lo serve di malavoglia mentre segue con lo sguardo l&#8217;ennesima foglia che volteggia in un cielo senza luce finendo contro la vetrina del locale.
Si potrebbe forse arguire dalla taglia dei suoi vestiti che quell&#8217;uomo fosse denutrito. E forse seguendo l&#8217;increspatura dei suoi lineamenti anche in un certo qual modo stanco della solita routine. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-187" title="queneau" src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/2009/03/queneau-176x300.jpg" alt="queneau" width="176" height="300" />Un uomo apparentemente magro e visibilmente annoiato entra in un bar e si siede al bancone ordinando un caffè. Il barista, un uomo trasandato e mal rasato, lo serve di malavoglia mentre segue con lo sguardo l&#8217;ennesima foglia che volteggia in un cielo senza luce finendo contro la vetrina del locale.</p>
<p>Si potrebbe forse arguire dalla taglia dei suoi vestiti che quell&#8217;uomo fosse denutrito. E forse seguendo l&#8217;increspatura dei suoi lineamenti anche in un certo qual modo stanco della solita routine. Pare anche, dai rilievi postumi, che abbia varcato la soglia di un bar. E&#8217; quasi certo, ma non assodato, che abbia scelto uno sgabello al bancone per accomodarsi. Chissà, potrebbe aver preso un caffè. Sembra che il barista avesse trascurato il suo look quella mattina, ma dovrebbe essere stato appurato che ha comunque servito il cliente. Rimane da stabilire il ruolo giocato da una foglia in quegli attimi cruciali&#8230; Il vetro del bar e la luce rimangono gli interrogativi che vengono subito dopo.</p>
<p>Ma guardate che razza di grissino ambulante che sta entrando in quel bar, e che razza di espressione da snob, quasi quasi volesse schifare il mondo intero, puah. E che ti fa il tizio in questione? Si siede al bancone del bar come se fosse il padrone e ha la faccia tosta di ordinare un caffè, tsè. Quella sottospecie di barbone lurido, stracciato e ispido che risponde al nome del barman naturalmente glielo fa. Ma l&#8217;ebete è assente e si perde dietro al gironzolare di non so quale foglia che alla fine va ad ingombrare la vetrina come tutte le altre, come se ci fosse bisogno di prendere nota anche del cielo scuro e dello schifo di tempo che ci attende&#8230;.</p>
<p>Omino annoiato &#8212;&gt; bar: bancone: caffè. Barista (barba + vestiti = argh)  &#8212;&gt; caffè: foglia: cielo: vetrina.</p>
<p>L&#8217;uomo era decisamente sottopeso e faticava a contenere la nausea per il mondo che lo circondava. Gettando uno sguardo in tralice alle sue spalle varcò con circospezione la soglia di quel piccolo bar di periferia, dove i tram di solito non fermavano mai, e neppure i buoni cappuccini. Così l&#8217;uomo optò per un caffè nero e bollente come la sua anima  in quel momento. Il barista raccolse l&#8217;ordinazione dall&#8217;alto di una divisa devastata dalle macchie di grasso e nicotina. Neppure la sua rasatura avrebbe mai fatto pensare ad un principe azzurro, ma piuttosto ad un bifolco intontito dall&#8217;alcol e dal duro lavoro della campagna. E mentre quell&#8217;elegantone gli sciorinò il sospirato caffè  si mise a cazzeggiare con lo sguardo dietro ad una foglia in balia del vento. Un cielo oscuro come i presagi di morte lo salutava aldilà della vetrina mentre la sua foglia era finita come doveva finire: ammucchiata con le sorelle e pronta a marcire contro il vetro del bar.</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.cattolicablog.com%2F2009%2F03%2Fesercizi-di-stile-omaggio-a-queneau-1.html&amp;linkname=Esercizi%20di%20Stile%20%28omaggio%20a%20Queneau%29%20%26%238211%3B%201"><img src="http://www.cattolicablog.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share/Save/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
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		<title>Come creare un Blog</title>
		<link>http://www.cattolicablog.com/2008/04/come-creare-un-blog.html</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 13:49:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bedo.it]]></category>
		<category><![CDATA[beppe grillo]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[wordpress]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli italiani sentono sempre più il bisogno di tenere una traccia della propria vita in rete e di condividerla con altri internauti. E&#8217; questa l&#8217;impressione che si ha scorrendo siti di statistiche come Blogbabel (momentaneamente chiuso per una polemica tra la blogosfera e gli autori del sito), BlogItalia e Blog Tools. Sempre più di frequente infatti nascono e fioriscono blog italiani sugli argomenti più disparati: programmazione, filosofia, attualità, erotismo, riflessioni etc etc.
Ognuno di questi blog è lo specchio fedele dell&#8217;autore ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/uploaded_images/creare-un-blog-gratis-729732.png" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 263px; height: 200px;" src="/uploaded_images/creare-un-blog-gratis-729305.png" border="0" alt="" /></a>Gli italiani sentono sempre più il bisogno di tenere una traccia della propria vita in rete e di condividerla con altri internauti. E&#8217; questa l&#8217;impressione che si ha scorrendo siti di statistiche come <a href="http://it.blogbabel.com/">Blogbabel</a> (momentaneamente chiuso per una polemica tra la blogosfera e gli autori del sito), <a href="http://www.blogitalia.it/">BlogItalia</a> e <a href="http://www.blogtools.it/">Blog Tools</a>. Sempre più di frequente infatti nascono e fioriscono blog italiani sugli argomenti più disparati: <a href="http://www.blogtools.it/Internet/Programmazione/">programmazione</a>, <a href="http://www.blogtools.it/Cultura/Filosofia/">filosofia</a>, <a href="http://www.blogtools.it/Cultura/Filosofia/">attualità</a>, <a href="http://www.blogtools.it/Erotismo/">erotismo</a>, <a href="http://www.blogtools.it/Personali/Riflessioni/">riflessioni</a> etc etc.<br />
Ognuno di questi blog è lo specchio fedele dell&#8217;autore e la sua proiezione virtuale sull&#8217;asse del World Wide Web.<br />
In fondo ognuno di noi ha tenuto un diario in momenti particolari della propria vita, o perlomeno ha pensato di farlo. E all&#8217;improvviso ognuno di noi si è scoperto giornalista, studioso, filologo, storico, esperto di temi che possano risultare utili a chi è a caccia di informazioni.<br />
Come dice <a href="http://www.beppegrillo.it/">Beppe Grillo</a>: tutti noi siamo giornalisti e non esiste una casta elitaria che si può autoproclamare tale ormai, perchè tutti noi produciamo informazione e la diramiamo in rete contribuendo a creare un&#8217;immensa e completissima enciclopedia sullo scibile umano.<br />
E così sono nati portali come <a href="http://www.bedo.it/">bedo.it</a>, <a href="http://www.blogger.com/">blogger.com</a> o <a href="http://www.wordpress.com/">wordpress.com</a> che offrono l&#8217;opportunità di aprire un blog, personalizzarlo a proprio personale ludibrio, gestirlo nei minimi particolari, condividere con gli altri utenti file multimediali quali: immagini, video, mp3 e quant&#8217;altro sia suggerito dalla fantasia e dall&#8217;inventiva di chi crea questa particolare forma d&#8217;espressione moderna che prende il nome di blog (dalla contrazione dei due termini inglesi web e log, ossia diario di rete).<br />
Per esempio bedo.it è particolarmente intrigante perchè oltre ad essere totalmente gratuito, è stato progettato per fornire gli strumenti per <a href="http://www.bedo.it/creareunblog.php">creare un blog</a>, offre anche la possibilità di abbellirlo ad esempio con <a href="http://www.bedo.it/glitter/">scritte glitter</a> o templates grafici, e di metterlo in relazione con una <a href="http://www.bedo.it/bloggers.php">community di bloggers</a> che interagisce parlandosi tramite messaggi interni o commenti ufficiali sui blog, e parlandosi a distanza dalle pagine dei propri blog tramite i post.<br />
Insomma la tendenza odierna si è spinta oltre il mero atto del blog per identificarsi in una comunità di bloggers che si confronta continuamente sui temi trattati lavorando in sinergia e al contempo fornendo un servizio senza dubbio più esaustivo e completo al lettore che si accosti al portale. In poche parole si può dire che con bedo.it è nato il blog collettivo, una creatura prismatica costituita da minuscole particelle che sono la sua anima e la sua materia. Tanto è vero che bedo viene considerato da <a href="http://www.technorati.com">technorati</a> come un blog a corpo unico e allo stesso tempo come tanti piccoli sotto-blog. Qui vediamo infatti il <a href="http://www.technorati.com/blogs/www.bedo.it">feed di bedo</a> secondo technorati che gli attribuisce (al momento attuale) un&#8217;authority di 292 ponendolo tra i primi blog italiani al mondo, e qui vediamo il <a href="http://www.technorati.com/blogs/http://www.bedo.it/Beate">feed di uno dei blog di bedo</a> sempre secondo technorati, che sia detto per inciso resta la risorsa più autorevole per ciò che concerne l&#8217;universo della blogosfera.</p>
<p>In conclusione è lecito dire che con bedo si mettono da parte autoreferenzialità e monologhi per andare a costruire un unico grande blog collettivo che viva e pulsi in ogni creatura che lo compone. Un magma che connette i propri contenuti attraverso commenti e rimandi intertestuali ponendosi come risorsa universale a disposizione di chiunque abbia voglia di leggerla. Libertà e democrazia al massimo livello, in definitiva.</p>
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		<title>Gatta Virginia</title>
		<link>http://www.cattolicablog.com/2007/07/gatta-virginia.html</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jul 2007 09:28:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un mattino di chiarissima estate Gatta Virginia se ne sta oziosa sui coppi di una tettoia non ancora arroventata. Si dondola su un mondo immaturo, intorpidita da sogni felini di vibrisse e ossa lunari.
Gatta Virginia sa che anche oggi dovrà, ahimè, mettere qualcosa in pancia per continuare a giocare la partita. Le regole sono fin troppo chiare e l&#8217;applicazione delle stesse s&#8217;intende ferrea e senza sbavature. La pena prevista è la coda irsuta del Grande Gatto che inesorabile è pronta ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/uploaded_images/gatta-virginia-771516.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 265px; height: 200px;" src="/uploaded_images/gatta-virginia-771514.jpg" border="0" alt="" /></a>Un mattino di chiarissima estate Gatta Virginia se ne sta oziosa sui coppi di una tettoia non ancora arroventata. Si dondola su un mondo immaturo, intorpidita da sogni felini di vibrisse e ossa lunari.<br />
Gatta Virginia sa che anche oggi dovrà, ahimè, mettere qualcosa in pancia per continuare a giocare la partita. Le regole sono fin troppo chiare e l&#8217;applicazione delle stesse s&#8217;intende ferrea e senza sbavature. La pena prevista è la coda irsuta del Grande Gatto che inesorabile è pronta a scendere dal nubico e a cingere il dissidente issandolo verso un cielo senza lische.<br />
Gatta Virginia segue la molle vita del cortile amplificando la sua ricezione alla ricerca di impercettibili segnali.<br />
Le donne del cortile si affannano a stendere panni, ramazzare le scorie notturne, sistemare vuoti di bottiglia e cartoni vuoti, impilare sacchi di spazzatura e spazzatura insaccata, sospirare e in tralice canticchiare sommessamente nenie che si perdono nella prima aura del mattino.<br />
La nostra gatta registra tutto e analizza ogni singolo evento in funzione di una papabile fonte di cibo da procacciarsi. Ma quasi in sottofondo però, swappando tra un sistema e l&#8217;altro con la leggiadria di un googlebot trasognante.<br />
A metà mattinata la diremmo sfiduciata. A ridosso dell&#8217;ora di pranzo quasi stremata da tanto vagliare più che dal digiuno.<br />
Un filo di ragno disegna un pertugio di luce riflessa sul suo manto impolverato.<br />
Scorrono le ore  e i minuti come cespi aguti&#8230;<br />
E corre via quel senso di eternità intonacata che tanto spesso passeggia sotto gallerie e muri sbrecciati e fa sentire indifesi sia gli uomini che i gatti.<br />
E possa anche il sole fingere di non vedere lo scempio di un pomeriggio sperperato in una caccia senza esito, senza prede certe nè cacciatori capaci.<br />
La svolta verso le tre del pomeriggio quando la canicola ruggisce e imperversa su persone e cose e ammorba i pensieri. Gatta Virginia si alza stiracchiandosi e finge di molestare un arbusto. Poi con passo marziano scivola nell&#8217;abisso del cortile e si perde sotto le macchine in sosta.<br />
La sua preda è forse la sua stessa indolenza.<br />
O forse siamo noi stessi a cadere nella trappola?</p>
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		<title>La casa tra mare e montagna</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Apr 2007 21:40:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche giorno  ha avuto inizio su La7 e MTV una campagna pubblicitaria di una società immobiliare come ce ne sono a trilioni, la sedicente &#8220;Rete Europa Immobiliare&#8221;, con uno spot teso a lanciare il loro nuovo rivoluzionario progetto  &#8220;Mare Domani&#8221;. Gustiamoci il promo:

Naturalmente lo spot ha immediatamente suscitato una fiumana di reazioni: centralini delle tv assaltati, server intasati, blog straripanti, capelli, vesti e svariate parti anatomiche stracciate, articoli su articoli  su articoli (cfr. quello del Carlino) ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/smog-773446.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 237px; height: 153px;" src="http://www.cattolicablog.com/uploaded_images/smog-773438.jpg" border="0" alt="" /></a>Da qualche giorno  ha avuto inizio su <a href="http://www.la7.it/">La7</a> e <a href="http://mtv.it/">MTV</a> una campagna pubblicitaria di una società immobiliare come ce ne sono a trilioni, la sedicente &#8220;Rete Europa Immobiliare&#8221;, con uno spot teso a lanciare il loro nuovo rivoluzionario progetto  &#8220;Mare Domani&#8221;. Gustiamoci il promo:</p>
<p align="center"><object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/NiGseiOmwgE&#038;hl=en"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/NiGseiOmwgE&#038;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object></p>
<p>Naturalmente lo spot ha immediatamente suscitato una fiumana di reazioni: centralini delle tv assaltati, server intasati, blog straripanti, capelli, vesti e svariate parti anatomiche stracciate, articoli su articoli  su articoli (cfr. quello del <a href="http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/rimini/2007/04/07/4362-compri_casa_collina.shtml">Carlino</a>) e poi ancora bloggate a go-go, una fibrillazione di bloggers da farmi impallidire <a href="http://www.technorati.com/">Technorati</a> e i suoi algidi tags, toccare con mano la <a href="http://snipurl.com/1fpaj">serp</a> (search engine result page) di google per credere.<br />
E&#8217; altrettanto ovvio che trattasi di una <a href="http://www.la7.it/tv/programmi/dettaglio.asp?id_program=16991">burla</a> (la campagna è partita il primo aprile) per sensibilizzare la platea televisiva (e la blogosfera, pare) sul tema del disastro climatico a cui stiamo andando scientemente e volontariamente incontro con belle parole e pochi, pochissimi fatti concreti da opporre all&#8217;olocausto.<br />
Io ci sto. Raccolgo qualche sparuto concetto. Mi sensibilizzo. E ne parlo.<br />
Mi sono subito chiesto: perchè <a href="http://www.vallemarecchia.it/DefaultSA.aspx">Santarcangelo</a>? Con tutti i chilometri di coste che ci sono in Italia, proprio ad un tiro di schioppo da Cattolica doveva calare la scure del sarcasmo ecologista degli autori? In effetti è seccante anzichenò essere forzatamente costretti a pensare alla brutale sommersione (il termine benchè orrendo esiste, grazie oracolo <a href="http://www.demauroparavia.it/110488">De Mauro</a>).<br />
L&#8217;immaginario ha sciorinato le sue litanie di immagini in divenire. Ho pensato al mio umile microcosmo. L&#8217;egoismo, a volte. E&#8217;  come una frustata di cui ti vergogni, ti brucia, ma di cui monetizzi il significato per scongiurare il prossimo colpo. E l&#8217;egoismo ti apre gli occhi. Te li spalanca. Mi è balenato il mio <a href="http://www.hboston.it/">hotel di Cattolica</a>, asciutto luogo di pace e relax, dove germinano amori caldi e deumidificati e dove il sole asciuga financo il pensiero di un bicchier d&#8217;acqua, in un sol colpo malsana e umida spelonca per sommozzatori artritici e sirene in menopausa. Ho realizzato. In un attimo. Un mare d&#8217;acqua sopra la mia testa.<br />
Mi sono sentito bagnato. Fradicio.<br />
Ho pensato a USA e Australia che si rifiutano di ratificare il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Protocollo_di_Kyoto">protocollo di Kyoto</a>.<br />
Ho ricostruito mentalmente il muro salmastro sopra la mia testa. Di nuovo quella indelicata sensazione di ammollamento. Devastazione idrica.<br />
Usa e Australia. Mare. Hotel tra i flutti. Un canotto. La sirena che mi lancia la dentiera. Acqua. Acqua. Acqua. Canguri che dicono no tra le spume. Ancora acqua in ogni dove.  Kyoto e le giapponesine con l&#8217;ombrellino da geisha, siliconica barriera contro ogni tipo di infiltrazione. Usa e Australia. E chi altri? Croazia, Kazakistan e Monaco, dice mamma Wiki. Cosa? Ripeto: Croazia, Kazakistan e Monaco. Ora scrolliamoci per un attimo l&#8217;angosciante dubbio se l&#8217;ultima voce si riferisca al principato o alla Baviera secessionista (siamo già in un futuro sommerso) . Ricapitoliamo. 4 Paesi (e forse un quinto secessionista) che rifiutano di ratificare, categoricamente. E l&#8217;Adriatico che incombe come un mantello gonfio di vento.<br />
E allora l&#8217;egoismo ha di nuovo parlato.<br />
Imperiosamente.<br />
Firmate quel cazzo di trattato.<br />
E smettiamo di intossicare ogni cosa che bazzichiamo.<br />
Sirene e canguri compresi.</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.cattolicablog.com%2F2007%2F04%2Fla-casa-tra-mare-e-montagna.html&amp;linkname=La%20casa%20tra%20mare%20e%20montagna"><img src="http://www.cattolicablog.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share/Save/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
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		<title>Liberatelo! (dedicato a Daniele Mastrogiacomo)</title>
		<link>http://www.cattolicablog.com/2007/03/liberatelo-dedicato-daniele.html</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2007 20:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Off Topics]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Mastrogiacomo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[prigione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il diaframma delle palpebre si schiude con uno squittio, come un ratto metallico.
Dal buio stralcio forme e arcipelaghi di figure. Ma anche un contorno di albe, una caligine, un neon verdastro che gracchia e piglia strane strade senza badare a nient’altro che all’intermittenza del rischiarato.
La cella contiene pareti. Bestie senzienti, spoglie, inodori.
Qualcuno arpeggia uno sguardo, nascosto, invincibile agli occhi.
Mi sdraio supino. Mi sollevo, guardo un nonnulla, di nuovo poso. Prigioniero dietro specchi senza riflesso, calcinacci oscuri e indecifrabili che s’ammantano ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/uploaded_images/prison-732198.gif" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 258px; height: 166px;" src="/uploaded_images/prison-732187.gif" border="0" alt="" /></a>Il diaframma delle palpebre si schiude con uno squittio, come un ratto metallico.<br />
Dal buio stralcio forme e arcipelaghi di figure. Ma anche un contorno di albe, una caligine, un neon verdastro che gracchia e piglia strane strade senza badare a nient’altro che all’intermittenza del rischiarato.<br />
La cella contiene pareti. Bestie senzienti, spoglie, inodori.<br />
Qualcuno arpeggia uno sguardo, nascosto, invincibile agli occhi.<br />
Mi sdraio supino. Mi sollevo, guardo un nonnulla, di nuovo poso. Prigioniero dietro specchi senza riflesso, calcinacci oscuri e indecifrabili che s’ammantano di follia e di maculati nascondigli. Incatenato ai miei sensi vacanti. Senza una goccia di mondo. Terapia e supplizio del tempo.<br />
Me ne sto addossato ad uno dei quattro muri e mi tengo aggrappato ad una lieve imperfezione della pietra, mentre in segreto la parete reagisce rilasciando i suoi nervi, facendomeli oscenamente balenare.<br />
Si sono mossi in tacita sincronia, senza il minimo rumore: mi hanno preso e sollevato di peso. Mi hanno alzato nell’aria , quasi un trofeo sbilenco da portare in trionfo. Ecco&#8230; Di nuovo&#8230; Batte un colpo, tum e ancora tum tum: i loro gravissimi passi? Oppure un timpano dentro la mia solitudine? E se fosse soltanto il pensiero che ciondola di stanza in stanza? O magari una folla che inneggia a &#8230;? Dov&#8217;è la pietà? E&#8217;&#8230; Frusciata via&#8230; in mille petali di pietra pomice, in questo paese lacerato dai lutti e dall&#8217;odio&#8230;<br />
Calma. D’ora in poi dovrò serbare le ipotesi: non ho che me a drenare topografie allucinate ed esse saranno di fatto il mio unico spazio transitabile. Dovrò spendere con cura la mia fantasia.<br />
Lo spazio… Devo fare i conti con lo spazio… Questo mio corpo non ha strade: uno, due, tre, quattro, cinque metri quadrati imbottiti di universi inaccessibili, arroventati e deformati da una violenza che illude abilmente le distanze, si prende gioco di loro.<br />
La realtà non è che il continuare a ruminare aria, in autistica, pietrificata asfissia. E quando accade che l’ultimo alito evapori per autocombustione o superno volere, ridipingo tutto a memoria, coi polmoni contratti, senza un briciolo di dignità.</p>
<p>Silenzio, eterna stasi, s’apre quasi alla voce un respiro, non è che lo spazio, fuori, che ride e forse sciama e certo risponde alle giocate di uomini e cose.</p>
<a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.cattolicablog.com%2F2007%2F03%2Fliberatelo-dedicato-daniele.html&amp;linkname=Liberatelo%21%20%28dedicato%20a%20Daniele%20Mastrogiacomo%29"><img src="http://www.cattolicablog.com/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_120_16.png" width="120" height="16" alt="Share/Save/Bookmark"/></a>]]></content:encoded>
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